Lazio, con il Torino per Marchetti è una rivincita

E’ proprio vero che a volte la vita è strana. Un giorno sei alle stelle, il giorno dopo nessuno sa chi sei. E nel mondo del calcio questa verità vale doppio. Lo sa bene Federico Marchetti, portiere della Lazio che da qualche settimana è rientrato alla grande. Rientrato in squadra, rientrato tra i pali, rientrato nelle grazie dell’ambiente. Marchetti – in poche parole – si è ripreso tutto. Basti pensare che nel 2014, tra infortuni e altri imprevisti, non era mai riuscito a giocare più di tre partite di seguito: con la vittoria di Firenze è arrivato a quota quattro, domenica contro il Torino giocherà per la quinta volta consecutiva. Se prima era ai margini, ora è di nuovo al centro della Lazio.

Garanzia. Pioli ha riaffidato a lui la difesa della porta biancoceleste. E nella ricerca del quarto successo di seguito, Marchetti si ritrova di fronte il Torino che lo scartò. Altri tempi. Il club granata lo scelse quando era giovanissimo, praticamente un ragazzino. E fu proprio il Torino a farlo crescere nel suo settore giovanile, fino a quando però non gli fu data fiducia, proprio quando Marchetti era ormai a un passo dal diventare grande. Ecco la storia: Marchetti da giovane giocava in una piccola società, si chiama Bessica, era affiliata alla Juventus, ma il provino lo fece col Toro e i granata lo mandarono in prestito alla Pro Vercelli, al Crotone e al Treviso prima di riportarlo a casa. Quando tornò a Torino faceva il terzo, aspettava l’occasione della vita, e la chance arrivò in una domenica di nove anni fa. Il primo portiere granata, ai tempi Sorrentino, era infortunato e l’arbitro mandò fuori il suo vice Fontana (fu espulso). Toccò proprio a Marchetti: lui entrò e fece bene, ma purtroppo non bastò. Il Torino in seguito non lo riconfermò e acquistò Berti, un portiere che allora era sicuramente più esperto. «Non mi ritenevano degno di giocare nemmeno in Serie B», raccontò qualche anno dopo Marchetti.

rilancio. Quale migliore occasione, allora. Rieccolo, Marchetti è cresciuto e di strada ne ha fatta tanta. Nel frattempo l’anno solare 2014 non è di quelli da incorniciare. Ma ciò che conta – come sempre nella vita – è il presente. E il presente dice che Marchetti e la Lazio stanno ritrovando insieme antiche certezze, sicurezze che sembravano smarrite nei meandri di una stagione balorda e di sviluppi di mercato mai veramente approfonditi. Continuità e regolarità di prestazioni: il portiere biancoceleste sta crescendo con il nuovo gruppo, sotto la guida di un tecnico che gli chiede di partecipare anche al gioco con i piedi (anche se ormai il portiere moderno deve saperli usare sempre, al di là del modello tattico…). Marchetti, ovviamente, non si scompone più di tanto. E’ un professionista e sa che i diversi momenti fanno parte del gioco. Oggi però è soddisfatto: di nuovo titolare, di nuovo in grado di poter dare il suo contributo alla Lazio. Domenica di fronte ci sarà il suo passato, quel passato che non lo considerava all’altezza. Giocherà con i compagni per ottenere un piccolo grande risultato, la quarta vittoria di seguito che manca dai tempi di Petkovic. E se la Lazio oggi è tornata a giocarsela il merito è anche di quel ragazzo che non piacque al Toro.

Alberto Ghiacci

Corriere dello Sport

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