Lazio, che festa per Klose!

Eccolo King Klose. Puntuale e preciso, come ogni tedesco che si rispetti. Niente supplementi di vacanze, niente rientri posticipati. Ieri pomeriggio, come annunciato da tempo, si è riunito alla Lazio per dare il via alla quarta stagione in biancoceleste. L’estate più bella della sua vita volge al termine. Ma, in realtà, non finirà mai. Campione del mondo: il sogno di sempre si è realizzato. E non solo. Anche il titolo di capocannoniere «all time» dei Mondiali, grazie alle due reti segnate in Brasile.

Accoglienza da star
Si poteva chiedere di più al destino? No. Anzi sì. Cominciare la nuova stagione con la Lazio nella sua terra, tanto per assaporare ancora il gusto di sentirsi profeta in patria. Accontentato pure in questo, Re Miro. Nomignolo che più appropriato non si può, visto che ultimamente tutto ciò che tocca si trasforma in oro. Quando la Lazio accolse l’invito a svolgere in Germania la seconda fase del precampionato, il quarto titolo mondiale dei panzer era solo un pio desiderio. Ma con lungimiranza mista a fortuna il club di Lotito ha fatto al suo Totem anche questo dono. Inevitabile, con tali premesse, che il suo sbarco stagionale nella Lazio si trasformasse in un evento da star. Con tifosi locali assiepati davanti all’albergo che ospita la Lazio a Lubecca per osannarlo. E, dentro, la festa dei compagni di squadra che lo hanno accolto con tutti gli onori del caso (festeggiato anche Biglia, pure lui rientrato ieri, che nella finale del Maracanà era dalla parte «sbagliata»). La rimpatriata si è consumata all’ora di cena, quando la squadra è arrivata a Lubecca da Marienfeld (Miro era giunto attorno alle 18 da Roma). Oggi la festa continuerà a Lubecca dove la Lazio (ore 18.45) affronterà l’Amburgo per il primo dei due test tedeschi (il secondo domenica ad Hannover). Klose non giocherà, ma sarà ugualmente il protagonista assoluto. Anche se all’Amburgo ha segnato 10 gol in 19 match di Bundesliga, il pubblico di casa è pronto a tributargli la meritatissima standing ovation. Un titolo di campione del mondo vale più di ogni altra considerazione.

Stefano Cieri

Gazzetta dello Sport

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