Meglio chiarirlo subito: i casi di Vincenzo Tommasone e Vlad Marin non sono paragonabili e la Lazio, stavolta, non ha responsabilità, se non quella di essere stata…troppo buona. La generosità nasce dalla richiesta della famiglia di Tommasone di concedere la lista di trasferimento (non lo svincolo) a Vincenzo, centrocampista goleador classe ’95, lo scorso anno con Inzaghi negli Allievi, ma affacciatosi in Primavera durante il Torneo Wojtyla. I motivi? Il trasferimento di sede del padre Gino, Ufficiale del Ministero della Difesa, tali da costringerlo per motivi logistici a tornare, con il figlio, a Venafro (Isernia), da dove il 17enne era partito tre anni fa, scovato dalla Lazio nel club molisano.
Brutta sorpresa
Fin qui niente di strano, anche perché di richieste simili ne arrivano ogni anno, non solo alla Lazio: non fosse che a Venafro, Tommasone non fa neppure un allenamento e, tra le varie squadre che a luglio bussano alla porta per prenderselo (si era fatto notare tra il torneo di Arco e le finali di Chianciano), sceglie l’Inter. È in prestito, aggregato alla Primavera, campione d’Italia proprio ai danni della Lazio: dalla famiglia di Tommasone giurano che non c’è stata nessuna strategia per fuggire da Formello (anzi, «soltanto gratitudine») e che le richieste sono arrivate soltanto dopo il colloquio finale con Tare. Morale della favola: la Lazio, solo due giorni dopo la beffa-Marin, è costretta a ingoiare un altro boccone amaro, stavolta senza neppure lo zuccherino del premio di preparazione.
Marco Calabresi
Gazzetta dello Sport ed. Roma
