Sappiamo essere vantoni e depressi a tempo di record, anche se una valutazione serena di quanto è accaduto domenica scorsa lascia perfino i più saggi abbastanza disorientati. Come se le quattro sberle ricevute dalla Juventus abbiano fatto precipitare la Lazio dal trapezio delle fantasticherie. Chi siamo adesso, noi che avevamo ripristinato una furibonda lazialità vagheggiando un futuro di consensi lotitiani, causa l’effetto perdurante dell’ubriacatura del 26 maggio? E’ stato come arrivare in Paradiso e trovare San Pietro pronto a sbarrare il passo. Ma una partita sbagliata causa una prestazione mortificante rimane pur sempre un incidente di percorso e non può azzerare i riscontri migliori rintracciabili in una campagna di rafforzamento senza precedenti, con un saldo passivo di 25 milioni. Certo, i frequentatori di Formello sono per lo più tormentati dal presentimento che alcuni investimenti non frutteranno subito e che probabilmente era meglio acquistare qualche giocatore da istant team, cioè già presente nella formazione che domani sera, come un anno fa, debutterà contro l’Udinese, un club che ha già beffato i biancocelesti nelle scorse stagioni moltiplicando pani e pesci.
Arduo riuscire a non oscillare fra presentimenti contrastanti, tra il prefigurare un pronto riscatto e la trappola determinata dai velocisti Muriel e Di Natale, cui vanno tagliati i rifornimenti con un paio di interditori azzeccati in mezzo al campo. Sì, giocano i soliti, prescindendo da Mauri e dalla sua snervante vicenda giudiziaria. Sì, perfino Biglia, luminosa cometa estiva, è già in discussione e mastro Petkovic lo spedisce in panchina, augurandosi di azzeccare il puzzle dopo il flop tattico agonistico memorizzato davanti ai bulimici campioni di Antonio Conte. A nostro avviso servono pochi e urgenti correttivi, prima che questo folle mercato chiuda i battenti. La priorità assoluta dovrebbe riguardare l’acquisto di un grande attaccante da affiancare a Klose visto che si è capito presto che il trentacinquenne bomber tedesco da solo non può bastare. Ricominciata la telenovela Yilmaz, ci auguriamo che stavolta si riesca a convincere i dirigenti del Galatasaray con un’offerta importante. Dodici o 13 milioni consentirebbero di inalberare presto il mattatore di Adalia, che realizzò 33 gol in 30 partite quando militava nel Trabzonspor e che s’è distinto nell’ultima Champions con 8 realizzazioni. Poi, scivolati nel retrobottega Ciani e la novità Novaretti, gioverebbe individuare una valida alternativa al vecchio Dias, che presumibilmente non giocherà neppure fra poco lasciando spazio ad un Cana chissà quanto affidabile.
L’obiettivo è quello di portare la Lazio il più vicino possibile ai quartieri alti, senza replicare il pessimo rendimento dello scorso girone discendente, metabolizzato grazie alla storica coppa Italia. Il pericolo è quello di vanificare quanto fatto omettendo di completare l’opera. Suvvia, che si alzi il sipario con la bella idea della maglia antirazzismo e quel vuoto punitivo in curva nord. La festa ritornerà.
Franco Melli
Corriere dello Sport
