Lazio, addio alla Champions e nessun cambiamento

Al termine di uno dei campionati più deludenti delle ultime stagioni, Lazio e Roma entrano nell’Europa più piccola confezionata dall’Uefa con dolorose ferite. La Lazio, quinta, può recriminare per il braccino di Reja, che ha confermato di non essere allenatore da grandi ambizioni. Forse è allenatore adatto a Lotito, che infatti lo ha confermato. Ma il presidente adesso dovrà rinunciare al suo Messi, Zarate. Reja ha bisogno di soldatini, Zarate di un allenatore che lo porti a confessare orizzonti o limiti. La Lazio quest’anno non valeva meno dell’Udinese. Ha avuto il quarto posto a tiro, ma al tiro c’era Reja.
La Roma, invece, l’ultima occasione l’ha avuta un anno fa, con la stessa squadra vista ieri sera all’Olimpico, la Sampdoria. Sappiamo come finì. La Sensi ha commesso lo stesso errore di Lotito: non ha capito che il problema era l’allenatore. Con l’arrivo di Montella si è rivisto Totti, ma non si poteva vedere la luce, perché le pile della Roma erano esaurite definitivamente.
Ora Montella saluta, ma davanti ha un futuro. La Sensi saluta con lacrime e rancore: sarebbe stato bello vederla accogliere all’Olimpico James Pallotta, mentre ha accolto soltanto i fischi di un pubblico che non ne poteva più dei suoi piccoli, goffi e impertinenti passi, tutti nel buio. Tuttavia per la Roma si può finalmente dire che oggi è davvero un altro giorno.

Fabio Maccheroni

Leggo

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