La Primavera a Rivisondoli, senza Marin

La Primavera della Lazio ieri mattina ha lasciato Formello per raggiungere il ritiro di Rivisondoli, in Abruzzo. Sul pullman sono saliti tutti i ragazzi tranne uno: Vlad Nicolae Marin, scippato alla società biancoceleste dal Manchester City. Il terzino sinistro romeno, 17 anni compiuti a maggio, lunedì volerà in Inghilterra a meno di ripensamenti e di altri clamorosi colpi di scena. Sino a tre giorni fa si stava allenando con Bollini: nella passata stagione aveva giocato con gli Allievi Nazionali di Inzaghi e sotto età era stato promosso in Primavera per i play off scudetto di Gubbio, dove era stato apprezzato anche da Petkovic, appena ingaggiato da Lotito e tecnico abituato a lanciare i giovani. Onazi e Rozzi, che sono più grandi, se ne sono accorti ad Auronzo. Marin, classe ‘95, era entrato nella lista dei papabili per il ritiro ma poi era rimasto fuori, come tanti altri, a partire da Keita, stellina arrivata l’anno scorso dal Barcellona. Ma il percorso era disegnato e chiaro, un’autostrada verso il calcio dei grandi. Venerdì mattina Vlad non si è presentato al centro sportivo. Brutto segnale, poco dopo si è capito perché. Un fax ha svelato la verità, ma non si trattava del giocatore e neppure del manager inglese che avrebbe orchestrato l’operazione. Dagli uffici di via Allegri la Federcalcio italiana stava avvertendo la Lazio di una richiesta di transfer pervenuta dalla Federcalcio inglese. Senza contratto, tesserato come “giovane di serie”, Marin è uno dei tanti talenti del calcio italiano esposti (o affascinati?) dai club stranieri e da una ricchezza precoce. Possono andare via da svincolati, basta riconoscere al club un premio di formazione. Così sta andando anche questa volta.

LOMBARDO – La fuga ha fatto infuriare i dirigenti biancocelesti, convinti che gli agenti abbiano portato Marin sulla strada della fuga e lo abbiano fomentato sino al punto di tradire la società che lo aveva tesserato quando aveva 11 anni e giocava nelle giovanili del Pomezia. Dopo la scudetto Primavera perso a Gubbio con l’Inter, Vlad era tornato con gli Allievi di Inzaghino per giocare le finali nazionali di Chianciano tra l’11 e il 18 giugno. In quella occasione sarebbe stato seguito da Attilio Lombardo, ex campione d’Italia con la Lazio nel Duemila, oggi uno dei principali collaboratori di Roberto Mancini a Manchester. Proprio il famoso Popeye avrebbe avvicinato Marin prospettandogli la possibilità di trasferirsi all’Accademy del City e di giocare con la squadra riserve dei campioni d’Inghilterra. Da metà giugno a due giorni fa Marin e il suo manager inglese non avrebbero detto neppure una parola alla Lazio. Come si fa adesso a giustificare la scelta (consentita dal regolamento) in mancanza di un contratto e asserendo di non vedere un progetto tecnico? E può una società mettersi a inseguire un ragazzo di 17 anni, per quanto bravo, come se fosse il nuovo Roberto Carlos? Almeno Macheda prima di accettare con la famiglia l’irresistibile richiamo di Ferguson e del Manchester Utd, avvertì Lotito.

TELEFONATA – La Lazio si è sentita tradita, spiazzata. Il ds Tare, appena sbarcato a Smirne, ha espresso tutta la sua delusione. «Come fa il ragazzo a sostenere che non esistesse un progetto tecnico? Sotto età, lo avevamo promosso in Primavera e ci credevamo tantissimo. Ma sui contratti siamo chiari, sballano gli equilibri: se lo fai a un ragazzo del ‘95, poi viene l’altro e ti chiede perché non è stato fatto a lui e così via. Cataldi è di quasi due anni più grande. Sarebbe arrivato anche il tempo di Marin. Ma la verità è che andrebbero cambiate le regole a tutela dei club italiani, bisogna proteggere il patrimonio dei vivai». Storia clamorosa e irritazione forte anche perché la Lazio non si aspettava uno sgarbo simile da Roberto Mancini, che non poteva non sapere. A Formello ieri riflettevano sull’opportunità di chiamarlo o meno per cercare di recuperare, i contatti di venerdì notte con Marin erano stati infruttuosi. Tare con diplomazia molto ha fatto capire. «Nel caso ci fosse dietro il Manchester City, ma non ne abbiamo ancora la certezza, mi sarei aspettato almeno una telefonata da Mancini o dal club. Di solito si fa così. Si chiama e si dice: “ci interessa il ragazzo, che cosa volete fare?”». Si chiama gentleman agreement ed è strano che Mancini, conosciuto e apprezzato anche per lo stile impeccabile, sia stato indifferente.
Corriere dello Sport

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