MamadouTounkara, uno dei protagonisti più attesi, ha lanciato un appello ai suoi tifosi: «Vi aspettiamo, siete anche la nostra forza». Peccato solo che non verrà ascoltato, e che la partita si giochi dopo un derby perso, anche se il successo di ieri col Catania potrebbe ridare slancio: l’Olimpico rimarrà deserto, tra biglietti venduti e omaggi difficilmente si andrà oltre i duemila spettatori, gli stessi che seguirono la squadra a Gubbio per la finale scudetto. E che in uno stadio così dispersivo equivalgono al nulla. Un peccato mortale: la Lazio campione d’Italia avrebbe meritato un altro palcoscenico, invece dovrà vincere la Supercoppa da sola. Un trofeo che non ha mai giocato nella sua storia: ai tempi dello scudetto del 2001 con Bollini, non esisteva. La Juventus, invece, è più abituata: due finali vinte (2006 e 2007), una persa (2004).
Ciliegina
Bollini vorrebbe chiudere un cerchio aperto il 9 giugno con il tricolore: per farlo, avrà a disposizione tutti, compresi i quattro ragazzi che ieri erano in panchina con la prima squadra, anche se negli ultimi giorni non li ha mai visti, tranne Crecco. Non il massimo per preparare una partita sentitissima. Anche se si è preferito non pubblicare nessuna lista dei convocati sul sito ufficiale, non vedere in campo anche solo uno tra Strakosha, Elez, Crecco e soprattutto Keita sarebbe un’enorme sorpresa. «I ragazzi meritano questa consacrazione, dopo lo scudetto —ha spiegato il tecnico a Lazio Style Radio —. Abbiamo raggiunto un traguardo glorioso, e non penseremo né al momento che sta vivendo la Juventus (due sconfitte in quattro partite, derby compreso, ndr) né al k.o. di Palermo». Davanti a Strakosha, la difesa dovrebbe essere composta da Pollace, Serpieri, Elez e Filippini; centrocampo con Oikonomidis, Antic e Crecco (che proprio contro la Juventus ha esordito in Serie A, il 15 aprile), Lombardi, Tounkara e Keita davanti, con Palombi pronto a entrare in corsa. Chi si rivede Nella Juventus, che quanto a budget per il vivaio spende cinque volte più della Lazio, giocherà invece Vlad Marin, il romeno che scappò un anno fa da Formello alla vigilia del ritiro per firmare con il Manchester City e coltivare un sogno mai realizzato. Quest’anno non avrebbe potuto ottenere il permesso di lavoro, condizione necessaria per firmare un contratto da professionista. Tra le pretendenti al suo cartellino, l’ha spuntata la Juventus. Che a sua volta, e per lo stesso motivo dello svincolo, non ha corrisposto il premio di formazione al City, bensì alla Lazio (intorno ai 300 mila euro). Su Twitter, Marin si è scambiato i complimenti con Keita, e della Lazio ha un ottimo ricordo. Il presente, per la fascia sinistra, si chiama Lorenzo Filippini: è romano e cresciuto nel vivaio della Lazio. Forse è meglio così.
Marco Calabresi
Gazzetta dello Sport
