Emarginati. In esubero. Fuori dai programmi societari. Ma siamo proprio sicuri? E se quello che a tutti gli effetti pare un problema senza via d’uscita si trasformasse invece in una risorsa? Certo, servirà un grande sforzo da parte di Stefano Pioli e dei diretti interessati. Ma l’impresa, per quanto ardua, non è impossibile. Quale? Quella di recuperare alla causa (biancoceleste) quei giocatori che sono rimasti nonostante fossero stati messi in lista di mobilità.
Emarginati?
L’elenco è lungo. Parte dal Tata Gonzalez, che è stato a mezzo passo dal trasferimento al Parma e poi invece è rimasto a Formello. Continua con l’ex titolare Konko, con il «social» Ciani, con il mancato turco Cavanda e poi ancora con il convalescente Ederson e con l’incognita Pereirinha. Sono in sei. Nessuno sarà messo fuori rosa, nessuno (ufficialmente) sarà accantonato, tutti si alleneranno insieme con gli altri. Però è un dato di fatto che, per loro, gli spazi saranno di fatto inesistenti. A meno che Pioli non riesca nel miracolo di far convivere tutti in maniera proficua. Si tratta di una necessità più che una speranza. Perché il gruppetto dei presunti emarginati biancocelesti è composto da singoli che farebbero comodo a molte squadre di Serie A.
Konko e Gonzalez
Prendiamo Konko e Gonzalez, per esempio. D’accordo, le loro cessioni avrebbero consentito al club di fare cassa e di risparmiare un discreto gruzzoletto di ingaggi. Ma, visto che sono rimasti, sarebbe assurdo non sfruttarne il potenziale. Konko può essere molto più di un’alternativa a Basta come terzino destro: un rincalzo all’altezza del titolare. E Gonzalez ha caratteristiche che, nel variegato centrocampo biancoceleste, nessuno ha. E’ vero che quest’anno la Lazio deve affrontare solo il campionato. E’ vero che, una volta che Pioli troverà la quadratura del cerchio, sarà giusto insistere sempre con la stessa formazione. Però avere dei rincalzi così importanti deve essere una risorsa, non un problema. E poi ci sono anche gli altri. Per i vari Cavanda, Ciani e Pereirinha non sarà facile trovare una collocazione, anche perché i relativi ruoli sono più che coperti. Su Ederson, invece, forse un tentativo di «recupero» può essere fatto. Non sarà facile, ma l’impresa non è impossibile.
Stefano Cieri
Gazzetta dello Sport
