Le due aree di rigore come altrettanti flipper. Palle impazzite che entrano o evitano di entrare in rete a dispetto di ogni logica. E’ l’ultimo quarto d’ora di Lazio-Parma,
match assai divertente e un po’ folle. Lo vince, in pieno recupero, la squadra che sbaglia appena un briciolo meno dell’avversaria. E’ Candreva il giustiziere del Parma al penultimo respiro, il gol del 3-2 dopo quelli di Lulic, Biabiany, Klose e la grottesca autorete di Ciani, che riporta la Lazio a soli due punti dall’Europa League, nel bel mezzo di un gruppone che da sabato scorso, avviso ai naviganti, tiene dentro anche il Milan del redivivo Seedorf. Nell’Olimpico semivuoto causa sciopero della nord la Lazio finisce col trarre vantaggio dall’insolito clima disteso, mostrando un cuore che sembrava avere smarrito. Quanto al Parma, la serie positiva di 17 partite senza sconfitte interrotta mercoledì scorso dalla Juventus sembra pesare nella testa dei giocatori. Un tarlo che corrode e toglie certezze oltre che punti. Ora a difesa del sesto posto ne è rimasto uno solo di vantaggio e gli inseguitori si moltiplicano. Viva gli assenti Parma senza Paletta e Amauri, il perno della difesa e il terminale d’ attacco, Lazio senza Ledesma, Biglia e Gonzalez, ergo senza centrocampo. Ovvie le conseguenze: Parma padrone del palleggio, con un possesso che sarà del 57,8% ma con una difesa colabrodo specie nei suoi centrali Felipe e Lucarelli, e con una capacità rara di divorare occasioni da rete; Lazio in costante difficoltà dopo un buon inizio, ma animata da uno spirito guerriero che si riassume nella prestazione di Lulic, l’uomo dell’1-0 iniziale quando la molle difesa ospite gli consente il tap in sul cross di Konko, e del 2-1 a metà ripresa quando ridisegnato centrale da Reja inventa l’assist filtrante per Klose.
Cambi decisivi
Il Parma si impadronisce della metà campo subito dopo l’1-0 di Lulic, ripristina la parità dieci minuti dopo con Biabiany che sfrutta l’incerta respinta di Marchetti sul tiro del diavoletto Cassano, ancora una volta il migliore dei suoi, e mostra di tenere il match in pugno fino a metà del secondo tempo. Quando nel giro di cinque minuti entrano Keita per Cana, che Reja aveva giocoforza schierato centrocampista, Palladino per Schelotto e Munari per Acquah. Con Keita largo a sinistra, Lulic slitta centrale accanto a Onazi nel posto fin lì occupato da Cana, e grazie al suo assist la Lazio va subito sul 2-1, con Klose che all’Olimpico in campionato ha sempre il gol facile (ci ha segnato 16 delle ultime 17 reti).
Cose da pazzi
Il Parma sbanda ma si entra nell’ultimo quarto, quello delle follie, ed è la Lazio a rimetterlo in linea di galleggiamento. L’autogol di Ciani è da «comiche» e il maggiore colpevole è Marchetti, che si fa passare il pallone in mezzo alle gambe. La partita diventa un terno al lotto e i numeri giusti finiscono prima nella testa e nei piedi di Munari e di Palladino, i panchinari di Donadoni, che si mangiano due reti belle e fatte. Poi nella corsa del talentino Keita, il cambio di Reja che nel frattempo è passato al 4-3-3 tirando dietro Mauri (poi Postiga) sulla linea di Onazi e Lulic. Keita fila via a sinistra e piazza un cross al bacio. Candreva ringrazia e il Parma si dispera. Ma se tra due giorni nello stesso Olimpico si ripresenta con questa difesa per gli 82 minuti con la Roma, le sconfitte di seguito diventeranno tre.
Ruggiero Palombo
Gazzetta dello Sport
