Luigi Spaccarotella, l’agente della Polstrada accusato di omicidio volontario per la morte del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri, tentò di far arrivare una lettera di cordoglio ai famigliari di Gabriele, utilizzando canali ecclesiastici, ma non riuscì nel suo intento.
Lo ha detto oggi in aula, alla quinta giornata di udienza per il processo in Corte d’Assise ad Arezzo, don Antonio Bacci, il sacerdote che il 16 giugno del 2007 celebrò il matrimonio di Spaccarotella. «So per certo – ha detto don Bacci – che Spaccarotella attivò il vescovo di Arezzo perché contattasse la famiglia per farle arrivare il suo cordoglio e il suo dolore. Poi non ne abbiamo saputo più niente».
Il poliziotto fece allora un secondo tentativo: qualche tempo dopo «scrivemmo una lettera al segretario di Stato Vaticano Bertone, affinchè si facesse tramite con i Sandri per esprimere loro il cordoglio che da tanto tempo Spaccarotella cercava di inviare», ma «non ebbe nessun riscontro». Don Bacci, che si è detto «sbalordito per l’accaduto», ha descritto il poliziotto come «un uomo che frequenta la chiesa, il Duomo di Arezzo, a volte anche la mia parrocchia», e di aver avuto modo di conoscerlo durante il corso prematrimoniale, «la moglie era una mia allieva – ha spiegato il curato -. Sono stato a casa sua, casa che ha comprato con sacrifici e che mi ha fatto vedere con orgoglio». Per il sacerdote, Spaccarotella è «una persona prudente», al matrimonio, ha raccontato don Bacci, «si presentò in divisa, ma disse: stia tranquillo, non porto armi».
La risposta di Giorgio Sandri. «Il Papa ci ha scritto dicendo che pregava per Gabriele». Lo ha detto Giorgio Sandri, il padre di Gabriele, parlando con i giornalisti al termine dell’udienza. A chi gli chiedeva se la lettera inviata loro dal Papa fosse su sollecitazione del cardinal Bertone, al quale, ha spiegato stamani il sacerdote aretino Don Bacci, l’imputato Luigi Spaccarotella aveva scritto per tentare un contatto con la famiglia, Sandri ha risposto: «Non credo che Bertone notifichi al Papa le condoglianze di Spaccarotella. Semmai deve farlo a noi».
Sandri ha poi ribadito di non aver mai ricevuto alcuna lettera da Spaccarotella. «Quella del Papa ci è arrivata a dicembre. L’abbiamo anche mostrata alla stampa. La lettera del Papa arriva e quella di Spaccarotella no?». Poi commentando le testimonianze rese stamani dai colleghi dell’agente, Giorgio Sandri ha detto: «Oggi è stato il giorno
della santificazione, ma non ci sono riusciti». Infine, sempre riguardo alle condoglianze, il padre di Gabriele ha detto che vanno fatte di persona.
L’agente voleva sparare ancora. Le testimonianze dimostrano che il poliziotto Luigi Spaccarotella «voleva sparare il secondo colpo», quello fatale. Lo ha detto l’avvocato che assiste la famiglia Sandri, Michele Monaco, commentando le dichiarazioni dei colleghi dell’imputato. «L’ultimo testimone – ha detto Monaco – ha spiegato che dopo il primo sparo se non si vuol sparare di nuovo subito bisogna tenere l’indice esteriormente alla pistola. Ha detto anche che l’arma va tenuta in basso, mentre Spaccarotella sostiene che la teneva perpendicolare questo è il sintomo della volontarietà».
Per il fratello di Gabriele, Cristiano, i testimoni «sono stati gentili con il loro amico Spaccarotella. La difesa ha cercato di dimostrare che non è un Rambo ma da come si arrampica sugli specchi sembra di più Spiderman». Riguardo la lettera di cordoglio che Spaccarotella ha inviato ai Sandri, Cristiano ha detto: «Non c’è stato un contatto. Dopo la prima è passato un anno e mezzo, se non è arrivata poteva scriverne un’altra».
I colleghi dell’agente in aula. Una persona assennata, non un Rambo. Così i colleghi del poliziotto Luigi Spaccarotella hanno descritto l’imputato testimoniando in aula. «Si è sempre comportato come una persona assennata – ha spiegato Roberto Caroni della Polstrada di Battifolle, dove lavorava Spaccarotella il giorno dell’omicidio -. Sembra scontato che lo dica io, che sono collega, ma vi garantisco che è la verità». Sono sei i colleghi dell’agente che hanno testimoniato. Il responsabile della Polstrada di Battifolle Pasquale Mastrota ha ricordato che prima di quell’undici novembre non aveva ricevuto segnalazioni «di un uso dell’arma da parte di Spaccarotella che fosse contro le disposizioni» descrivendo l’agente come uno che portava pistole e divisa in maniera «corretta».
Non è un Rambo. Mastrota ha poi spiegato che dopo un primo colpo, per esplodere il secondo «basta un soffio, perchè il cane rimane alzato e il proiettile è già in canna». E per questo – ha aggiunto – servono particolari accorgimenti nell’impugnarla. Mastrota ha poi ricordato che nel 2007 Spaccarotella aveva partecipato a una sola esercitazione al poligono, nei primi giorni di novembre, e che dopo l’11 novembre il ministero emanò una circolare in cui ribadiva le norme per l’accortezza nell’uso delle armi.
Gli altri colleghi di Spaccarotella hanno risposto «no» ai difensori dell’agente che chiedevano loro se l’imputato fosse «un Rambo», dicendo che Spaccarotella era portato «alla mediazione».
Il proiettile deviato. l’avvocato Federico Bagattini, difensore del poliziotto Luigi Spaccarotella, ha spiegato che la difesa punterà molto sulla deviazione ricevuta dallo sparo: «Se verrà confermata l’ipotesi del nostro consulente di una deviazione molto ampia, non è più il caso di parlare di accidentalità o volontarietà dello sparo, perchè significa che la direzione era tutt’altra rispetto alla macchina». Anche l’altro avvocato di Spaccarotella Francesco Molino, ha detto che punteranno sulle perizie balistiche, ricordando che anche quelle del pm parlano di una deviazione. Infine a chi gli chiedeva se la lettera inviata dal Papa ai Sandri fosse stata sollecitata da Bertone, Molino ha risposto: «Francamente non ve lo so dire».
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