Doping: il rapporto Wada sulla Iaaf resta in superficie

Sebastian Coe? Come membro del vecchio consiglio direttivo «non poteva non accorgersi» che la federazione mondiale di atletica (Iaaf) copriva sistematicamente il doping con azioni «cospirative e corruttive». Ma come attuale presidente della Iaaf è «la migliore persona possibile per traghettare l’atletica verso un futuro diverso». I giornalisti? Bravi a far scattare l’allarme. Ma superficiali e scorretti (assieme ai loro consulenti scientifici, «lautamente pagati») «nell’interpretare parzialmente dati biologici trafugati senza autorizzazione». La vecchia Iaaf, pensandoci bene, non era niente male nel perseguire i dopati, russi a parte. E se di squalifiche per molti anni se ne sono viste poche è colpa del passaporto biologico, così astruso e ambiguo da interpretare. In ogni caso «i dopati erano molti meno di quelli messi all’indice e sono stati quasi tutti puniti». Chi si aspettava fuochi di artificio dal secondo rapporto della Commissione Indipendente Wada sul doping nell’atletica, presentato ieri a Monaco di Bav iera, è rimasto più che deluso. Zero rivelazioni e un j’accuse all’attuale dirigenza messo nero su bianco in 96 pagine ma incredibilmente stemperato dalle dichiarazioni di Dick Pound, capo della Commissione d’Inchiesta. «Se Coe avesse saputo dei casi di corruzione — ha detto l’ex presidente Wada — li avrebbe certamente fermati». Insomma, i cattivi c’erano, avevano colpe pesanti, ma sono ormai in condizione di non nuocere. Primo fra tutti Lamine Diack, l’ex presidentissimo, colpevole di aver allestito una criminosa dirigenza ombra. Si vantava di aver coperto il doping dei russi su richiesta diretta di Vladimir Putin e avrebbe anche ammesso — in quanto membro del Comitato Olimpico — di aver sostenuto la candidatura di Tokyo ai Giochi 2020 in cambio di un pesante finanziamento alla Diamond League di atletica: 4 milioni di euro. Il suo vorace figlio Papa Massata, da ieri ricercato dall’Interpol, raccoglieva il denaro estorto dal «consigliere legale ombra» Habib Cissé che ricattava gli atleti e incassava mazzette dai loro dirigenti. Il medico francese Gabriel Dollè faceva (letteralmente) carte false per tenere in corsa russi con valori di emoglobina «da ricovero urgente», come la maratoneta Shobukhova. Davanti ai magistrati francesi, Diack padre ha raccontato che il figlio addomesticava i funzionari Iaaf meno collaborativi con bustarelle che andavano dai 10 ai 150 mila euro. E poi i russi, loro sì cattivissimi tanto che Dick Pound ha addirittura ipotizzato che la sospensione dall’attività agonistica possa estendersi anche ai Giochi di Rio de Janeiro. 

Tarallucci e vino nei titoli di coda della conferenza stampa: la Iaaf ha ringraziato la Wada per il lavoro fatto promettendo di rigare dritta, la Wada ha ricambiato ringraziando a sua volta la Commissione Indipendente (cioè se stessa) per la qualità dell’inchiesta. E il promesso «allargamento» ad altre nazioni (si parlava di Kenia, Etiopia, Spagna e Francia)? Il rapporto si chiude definendo il doping russo «punta di un iceberg» ma non spiega se e quando la parte sommersa verrà rivelata al pubblico . 

 
Il Corriere della Sera

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