Certo, la Russia. Il doping di Stato possibile e perfino probabile. Ma non solo. E gli altri Paesi? E gli altri atleti che si dovevano misurare con avversari palesemente dopati? Lo sterminato database emerso dal processo a Schwazer a Bolzano mostra un quadro desolante per chi si illude ancora sui valori di certo sport. L’arco di tempo dei 12.365 test su 5.000 atleti, dal 2001 al 2012, copre sei mondiali d’atletica, da Edmonton a Daegu e ben tre Olimpiadi. Russi a parte, il sospetto cala su altre nazioni. Il Kenya soprattutto con i suoi magnifici mezzofondisti degli altipiani sempre più coinvolti in casi doping, come rivelato dall’inchiesta della tv tedesca Ard. Non è escluso che severi provvedimenti possano arrivare anche per l’atletica di questa nazione. Ma anche Turchia e perfino Gran Bretagna, con alcuni nomi che circolano da tempo sarebbero nel mirino. L’inefficienza del sistema di controllo balza agli occhi. È normale che quasi il 31% dei test ematici (oggi il doping è sopratutto sul sangue) presenti valori di ematocrito, la parte corpuscolare del sangue, largamente superiori alla media più generosa? Fra lo stratosferico 62,8% del marocchino Harroufi e il 45% della spagnola Fuentes-Pila (un dato comunque elevato per una donna) ci sono ben 3.781 test. Ed è ancora più preoccupante che, per un altro indicatore ematico importante come l’emoglobina, la proteina principe per il trasporto dell’ossigeno ai muscoli, ben 8.224 test siano compresi fra valori considerati “normali” (14 g/dl) e l’incredibile 22,20 g/dl del keniano Chalenga. Il 66% del totale. Siamo di fronte a una popolazione malata? O dopata? Le analisi ematiche non sono prova concreta di doping, anche se grandi oscilla- zioni rispetto ai valori basali dell’atleta possono portare alla sospensione, secondo le norme del passaporto biologico. Ma la variazione anomala avrebbe dovuto sollecitare ulteriori indagini e approfondimenti da parte della Iaaf. Non ci sono stati. L’antidoping è diventato così uno strumento di ricatto per estorcere denaro. Lo conferma la russa Shabukova che ammette di aver pagato 450.000 euro ai dirigenti russi per nascondere i valori sballati del suo passaporto biologico prima di Londra 2012. La mezzofondista Tatyana Chernova, bronzo ai mondiali di Daegu 2011, presentava valori ematici tutti da approfondire già tre anni prima della squalifica piombatale addosso nel 2013 per positività a un anabolizzante con sbalzi di oltre 6 punti nell’ematocrito e oltre 3 nell’emoglobina. E si capisce bene l’allarme dei due esperti australiani, Parisotto, autore del metodo per individuare l’epo, e Ashenden: «Mai vista una quantità così abnorme di anomalie». Il database sequestrato nelle indagini di Bolzano al medico Fidal Fischetto inchioda dirigenti e strutture alle loro responsabilità. Difficile pensare che non sapessero. Fra i dati sospetti non ci sono solo quelli relativi ai russi. Secondo le oltre 300 pagine dell’inchiesta Pound, in Russia erano coach, medici e allenatori a fare da tramite per fornire, consigliare e nascondere il doping. I dirigenti coprivano fino ai più alti livelli ministeriali (Ministero dello sport) e statali (servizi segreti). Ci sono documenti, registrazioni, email, circostanze e confessioni a provarlo. In Africa, invece, a quanto accertato finora, siamo all’iniziativa individuale o di qualche sciagurato manager, come rivelato dall’inchiesta di Ard. Eppure segnali preoccupanti erano emersi prima di Londra 2012 su molti atleti del mezzofondo, africani e keniani in particolare. Valori allarmanti. I test dell’ugandese Stephen Kiprotic, oro nella maratona a Londra, indicavano sbalzi ematici tutti da indagare. L’emoglobina passa da 15,7 g/dl a 17 g/dl tra marzo 2008 e marzo 2011. Un incremento ben superiore al range del 5%-7%, ritenuto fisiologicamente anomalo dagli esperti. Dati che nessuno ha voluto approfondire. Mentre del keniano Kipsang, bronzo ai Giochi 2012 nella stessa gara, l’enorme database della Iaaf presenta un solo dato. Come mai? E che dire dell’oro olimpico della 50 km di marcia, il russo Kirdyapkin, che vede crescere il valore dell’ematocrito di più di 8 punti dal 2006 al 2012? E l’Italietta? Nel database ci sono 483 test azzurri e figurano quasi tutti gli atleti di vertice degli ultimi anni. C’è molta “normalità”, ma non mancano i casi sottolineati in rosso (7 quelli da approfondire) su cui chi di dovere dovrebbe indagare. Si attendono spiegazioni.
E. Capodacqua la Repubblica
