I moralizzati si sono demoralizzati. Lì per lì pensavamo a uno scoramento, un’impotenza, un’ammissione di debolezza dei giocatori della Lazio rispetto a quelle otto squadre che li precedono. Niente. Quel “de” lì davanti per Lotito equivale ad altro: non morali perché mercenari. Spirito olimpico non pervenuto. Ergo, scordatevi d’ora in poi gli stipendi puntuali (e speriamo che il sindacalista Campana non faccia una piazzata). E di attaccamento alla maglia, nel senso almeno di sudore, che comunque qualcosa appiccica, neanche più a parlarne.
Resta, per tutti coloro che hanno un contratto firmato (esclusi quindi i due in prestito provvisorio, Zarate e Matuzalem), il terzo requisito lotitiano, la compatibilità coi parametri economici della società: se poi, per assurdo, Del Nero che non ha mai giocato guadagnasse 500 e Pandev che è il più quotato del gruppo 400, questo a noi non deve interessare. E neanche se a quello il contratto glielo allungano e a quest’altro no.
Poi ci sono gli amoralizzati. Quelli, sempre stando al racconto di Lotito, che a 15 anni chiedono milioni per restare alla Lazio. “Milioni?” obietterete voi…“Milioni”, dice lui. Bravini ma ingrati, come Macheda (di cui parlano oggi anche negli arcipelaghi più remoti) ma pure come i coetanei che si sono trasferiti al di là del Tevere e hanno già esordito in A o stanno per farlo. La storia di questo Federico, dei milioni o dei mila, la leggerete a parte, ma la cosa certa è che continuano a essere i soldi a far girare il mondo e pure il calcio. Questo, per inciso, da sempre. E infatti è sempre di soldi che parla Lotito. Quelli che non spenderà finché stadio non sopravvenga o investirà (rosa attuale: 40 giocatori) in nuove scommesse.
Perché la teoria che lui sposa è questa: i campioni non vanno ingaggiati perché costano troppo, i possibili campioni che per caso ci si ritrova in casa non vanno tenuti perché chiedono troppo, coi campioni comunque non si vince. E neanche coi direttori sportivi, con gli osservatori, con i maestri dei settori giovanili. Eppure la realtà dice il contrario: che pur trattandosi di calcio, questo mondo ultracentenario a pedate dagli sconosciuti non ci si fa ancora prendere.
Vincenzo Cerracchio
Fonte: Il messaggero
