Blatter e Platini, sospensione confermata: ricorrono al Tas

Si complica la posizione di Michel Platini. Il ricorso contro la sospensione di 90 giorni sentenziata l’8 ottobre dal Comitato etico Fifa, è stato bocciato ieri in appello. Anche a Sepp Blatter. Il presidente uscente del massimo organo calcistico però non è candidato alla propria successione, mentre Platini aspira sempre a vincere le elezioni del 26 febbraio. Per questo, il numero uno dell’Uefa annuncia una nuova battaglia, stavolta al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, ultima spiaggia per sbloccare una situazione che, per l’ex amico di Blatter, deriva da una precisa strategia messa in atto dalla Fifa per farlo fuori. Platini lo ribadisce in un duro comunicato, diffuso un’ora dopo l’annuncio del Comitato d’appello: «Questa decisione – scrivono gli avvocati dell’ex fantasista della Juve – non è una sorpresa. Anzi, era attesa e conferma che la Fifa, attraverso i suoi organi, conduce contro Platini un’istruttoria a senso unico, iniqua e parziale, violando ripetutamente i suoi diritti di difesa». In effetti, dubbi su alcune incongruenze della procedura disciplinare contro il francese, li aveva documentati il quotidiano Libération nei giorni scorsi, ricordando la tempistica sfasata dell’indagine che ha portato alla squalifica. Platini è stato interrogato il primo ottobre dalla relatrice Allard. Gli fu chiesto di fornire documenti contabili entro il 7 per provare la liceità del versamento di 1,8 milioni di euro incassato nel 2011, per consulenze svolte per Blatter tra il 1999 e il 2002. Pagamento interpretato come un atto di corruzione. Il francese ha presentato tutto il 6, ma già il 5, al Comitato era giunta la raccomandazione di sospensione, formalizzata l’8, su un dossier incompleto. Lo stesso comitato avrebbe riesaminato la sospensione, in base ai documenti forniti da Platini, solo il 20 ottobre. E ribadendo la sospensione, comunicata all’interessato venerdì 23 alle 18, facendo sfumare nel week end le 48 ore dell’eventuale ricorso. Una situazione ripetutasi ai primi di novembre, quando la Allard, sempre secondo Libération, ha inviato a Platini una richiesta integrativa sulla consulenza incriminata, basati su 72 domande, a cui rispondere entro 48 ore. Il tutto senza mai prendere in considerazione la dichiarazione dell’ex direttore finanziario Fifa che spiegava la legalità del pagamento del 2011, approvato da Blatter, e per cui furono versati anche i contributi. Sulla fattura, Platini inoltre ha pagato regolarmente le tasse. Nel frattempo, la scorsa settimana, il comitato elettorale della Fifa ha ufficializzato i candidati per le elezioni: il segretario Uefa Gianni Infantino, il magnate sudafricano Tokyo Sexwale, l’ex funzionario Fifa Jerome Champagne, il principe giordano Ali e lo sceicco del Bahrein Al-Khalifa. Non Platini, in attesa dell’esito dell’appello giunto ieri. Esito negativo accolto alla fine quasi con sollievo dal presidente Uefa: «Questa decisione ha il grande merito di permettermi di essere giudicato da un tribunale indipendente che non subisce le pressioni della Fifa ed è fuori dal contesto elettorale». Platini si dice sereno e determinato. Nei corridoi del tribunale di Losanna però rischierà di incrociare anche Blatter che a sua volta ha presentato ricorso «per difendere la sua reputazione».

 

La Gazzetta dello Sport

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