«C’è uno stato di lacerazione con la Figc». Il presidente della Lega di serie A, Maurizio Beretta, poco prima di entrare in un Palazzo Mezzanotte dove fa rumore l’assenza di una poltrona per il numero uno della Federazione Abete, non utilizza giri di parole per inquadrare la guerra in atto tra i Palazzi del potere calcistico. «C’è un vulnus per la decisione senza precedenti della Figc – attacca Beretta -. Va fatta una riflessione sul calcio della serie A». Il riferimento è chiaro: la norma sulla riduzione degli extracomunitari introdotta a mercato già aperto che ha fatto infuriare tutti i grandi club.
Chi si aspettava una pace è rimasto deluso: dall’ennesimo vertice tra i presidenti non è emerso alcun passo indietro. «Abbiamo pensato che, francamente, non fosse il momento di piccole ipocrisie», dice spiegando la decisione di non invitare il presidente federale. Beretta ha poi aperto degli spiragli nei confronti dell’Assocalciatori sul contratto collettivo: «Siamo pronti ad aprire un tavolo col presidente Sergio Campana. L’importante è che abbiano comportamenti coerenti e costruttivi». Fuori dal palazzo della Borsa, a due passi dal Duomo, è comparso un gruppo di ultras della Sampdoria che ha srotolato uno striscione contestando l’introduzione della tessera del tifoso e criticando un calcio sempre più piegato al potere delle tv e sempre meno destinato a chi il pallone ama vederlo allo stadio.
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