«Avversario della Lazio, mai nemico»

Si parla più del suo ri­torno a Roma che del fatto che il Pa­lermo voglia andare avanti e maga­ri percorrere la stessa strada che l’anno scorso l’ha portato al titolo. Ma è inevitabile che sia così e Delio Rossi se ne rende conto già alla pri­ma domanda. La Lazio, quei 4 anni chiusi proprio con la Coppa Italia alzata nel cielo dell’Olimpico, un’avventura straordinaria. Rossi si offre volentieri con un distinguo eloquente: «Non voglio parlare di Lotito. Solo della Lazio… Non so co­me mi accoglieranno, penso positi­vamente perché mi sono lasciato bene con l’ambiente. Era finito un ciclo. Mi rimpiangono? Non lo so, posso solo dire che Roma è stata una parentesi molto bella della mia vita sia calcistica che professiona­le.
Ho un sentimento d’affetto verso tutte le squadre che ho allenato, fi­guratevi verso la Lazio dove sono stato 4 anni e fino a pochi mesi fa. Sarò un avversario ma mai un ne­mico. In ogni caso, il mio presente e il mio futuro sono a Palermo». Vin­se la Coppa e lasciò. Niente Super­coppa a Pechino nè Europa League. «Giocai quella finale che già sape­vo di andar via. Ma sono felice di aver lasciato non solo i piazzamen­ti Uefa e Champions League degli anni precedenti, ma un trofeo vero, qualcosa che resta in bacheca. Pa­lermo? Ci sono i presupposti perchè succeda anche qui, ma non so quanto tempo ci vorrà».
C’è spazio per un pensiero sui ca­si Pandev e Ledesma che con lui fu­rono giocatori determinanti. «Una vicenda che dispiace perché non so­no belle cose. Il rapporto si è pian piano incancrenito ed è sbagliato quando l’aspetto economico travali­ca quello tecnico. Anche se avesse vinto la società sarebbe stato ugua­le, è stato brutto già arrivare davan­ti al giudizio di un tribunale. Pan­dev? L’ho allenato che era ancora un ragazzino, ma lui ci ha messo tanto del suo per diventare un gio­catore importante. E’ stato umile, e di poche chiacchiere. Per cui mi è sembrato strano sentir dire che fa­ceva dichiarazioni lesive, lui che sta sempre zitto!». Conoscersi a vi­cenda (anche Ballardini sa in prati­ca tutto del gioco del Palermo) non lo stupisce più di tanto. «Ogni anna­ta è una storia a parte e poi nel cal­cio attuale è difficile che non si co­noscano le squadre avversarie. Di­versa la Lazio di oggi? Con me si fa un certo tipo di lavoro, con Ballar­dini un altro, e viceversa».
La partita di oggi. Tranne Bre­sciano, è un Palermo al completo e l’idea che sfiora Rossi è quella di modificare poco: «Farò qualche cambio ma non stravolgimenti an­che se dovrò tenere conto del calen­dario che ci porta a giocare una vol­ta ogni 3 giorni». Per esempio, Ru­bihno che è in lista di partenza po­trebbe tornare fra i pali? «Ad oggi Rubinho è qui e io lo tengo in consi­derazione. Gli esterni sono affatica­ti? Il ragionamento è logico ma a volte nel calcio bisogna fare di ne­cessità virtù». Sembra la volta buo­na per Pastore dal 1′, ma anche qui Rossi frena: «Simplicio? Dovremo convivere con la situazione del suo contratto, a volte chi è a scadenza fa i campionati più belli perchè de­ve essere sempre motivato per re­stare o per convincere un altro club che ti vuole prendere».
Fonte: Paolo Vannini su Corriere dello Sport del 14.01.10

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