La doppia cifra è lontana, nella classifica dei bomber a raffica non c’è e l’assenza si nota clamorosamente, fa disperare Reja. Se ti chiami Klose non ti basta vivacchiare, i grandi non possono diventare piccoli, non rinunciano, non si danno via. Tredici, quindici, sei (ad oggi). E’ l’andamento fatto registrare nella prima, seconda e terza stagione laziale (ossia quella attuale) da Miro Klose, l’escalation è instabile, tendente al calo. Sarà la sua annata peggiore, nonostante le maggiori presenze, ma se non c’è lui non c’è nessuno. Perea è stato bocciato, Postiga era ed è un fantasma, non resta che Miro. In altri tempi nessuno avrebbe mosso certe considerazioni, oggi sì. Oggi è sofferente, si ferma spesso. La speranza è che si riprenda, che torni il vero Klose, pignolissimo sotto porta. Non ha già dato, non è possibile, non vogliamo crederlo. Da qui al termine del campionato restano poco meno di due mesi, c’è tutto il tempo per rivedere Miro in versione mito. E’ vero, ha segnato solo sei gol stagionali, due nelle ultime tredici giornate.
QUELLE PAROLE – Sono briciole in confronto allo score della sua carriera, alle medie da record che ha sempre fatto registrare, alle sue abitudini. Rivogliamo il miglior Klose, il bomber che non perdona. No, non ha già dato, non è possibile. La voglia di segnare è sempre la stessa, l’ha detto lui: «Mi sento ancora in forma e mi diverto a giocare a pallone. Non è ancora arrivato il momento di ritirarsi. Quando diventerò un peso per la squadra mi tirerò fuori da solo!», ha confessato nei giorni scorsi, era una promessa. La voglia di calcio non gli è passata, sarebbe questa la condizione peggiore per un campione, inciderebbe più di quella fisica. Klose non tira a campare nel calcio, non è il tipo, su questo nessuno può mettere bocca. Non è un mercenario, ha lasciato il Bayern Monaco per ricominciare a giocare, un altro avrebbe rinnovato, si sarebbe guadagnato una pensione dorata e l’avrebbe intascata accomodandosi in panchina. A Roma è sbarcato dicendo no a contratti più ricchi, davvero milionari, non l’ha fatto, s’è rimesso in gioco.
I RICORDI – Miro a volte ci fa arrabbiare perché non c’è, perché i suoi recuperi sono ritardati, la verità è che non vorremo mai vederlo ai box. Klose riporta alla mente grandi ricordi, susciteranno emozione anche in lui. Il gol nel derby, quella zampata all’ultimo soffio, è entrata nella storia, non sarà dimenticata. Quel Klose era il miglior Klose, quei giorni erano i suoi giorni migliori: «E’ stato incredibile vedere tutta quella felicità nello sguardo delle persone. Qualche giorno dopo il derby vinto mi suona un ragazzo alla porta, mi chiede cosa può fare per ringraziarmi. Si inginocchia e mi bacia i piedi», ha ricordato Miro in un’intervista recente. Klose è nato goleador e ogni vero goleador regala emozioni alla gente, avvera sogni, è il mezzo per lo scopo, la conquista della vittoria.
IL RINNOVO – Riecco Klose, finalmente. Rieccolo dal primo minuto, ha recuperato, non sarà al top, ma sarà presente. Ha saltato Milan e Genoa, si riproporrà nel match col Parma. Rieccolo per l’ennesima volta, rieccolo per la Lazio, la Germania è pregata di attendere. Il Mondiale è un chiodo fisso, è un assillo condizionante anche solo inconsciamente e questo è stato un limite per la Lazio, non si offenda il Kaiser. Klose deve tornare Klose, sperando che non si fermi più. Il futuro non si conosce, il contratto è sempre in scadenza. Lotito s’è mosso, ha proposto il rinnovo e aspetta una risposta dal tedesco. Un Klose part-time, spelacchiato sotto porta, fa sorgere dubbi sulla conferma, fa interrogare tutti. Un Klose in forma, carico a pallettoni, fa sognare. I dubbi legati al rinnovo potrebbe averli anche lui, la contestazione rende il clima incandescente. Se non si sarà perso, il rischio è che sia la Lazio a perderlo.
Daniele Rindone
Corriere dello Sport
