Lazio Rugby – Mannucci, mete e fedeltà

Personaggi inso­liti i numeri 8 del rugby. Ragazzoni corpulenti, in­decisi se il proverbiale pia­noforte debbano“ suonar­lo”, come fanno i tre-quar­ti; “spostarlo”, da bravi avanti; oppure “distrug­gerlo” a spallate. Se poi il numero 8 in questione si chiama Claudio Mannucci, ed è il capitano della Man­tovani Lazio, il senso della metafora appare ancor più chiaro.
Gli dici: «Claudio, sei uno degli uomini di mi­schia più prolifici in A2: 76 mete in 126 partite» ; lui ri­sponde:
«Beh, sì. Meta più, meta meno». Gli ricordi che negli undici match gio­cati in questo campionato le segnature sono addirit­tura otto, roba da far im­pallidire un’ala, e lui si schermisce: «Tutto merito della mischia. Davanti so­no stati bravi, io ho raccol­to i frutti».
Modestia a parte, se i biancocelesti da domenica scorsa – vittoria 19 a 17 nel fango di Brescia – sono tor­nati in zona play- off ( ter­zi), grosso merito va so­prattutto al loro timoniere in campo. E non è un caso se in una delle due sconfit­te arrivate finora, quella di Piacenza, i tecnici Alfredo De Angelis e Victor Jime­nez abbiano dovuto fare a meno di Claudio. Mannuc­ci insomma è il valore ag­giunto.
«Spero soltanto di essere un punto di riferimento, nel gioco ma anche nel gruppo – risponde il 28en­ne… avanti alla sua nona stagione nella Lazio – Sono convinto che nel rugby il gruppo sia tutto e questa squadra ne è un esempio. E’ cambiata molto ma ci sono stati tanti ritorni im­portanti e alcuni giocatori come Molaioli che per ve­nire da noi hanno scelto prima con il cuore, poi con la testa. Dal punto di vista della coesione c’è stata un’evoluzione dopo Pia­cenza. Oggi siamo una squadra compatta che ini­zia ad avere l’impronta di De Angelis e Jimenez, ca­paci di prendere al meglio il testimone passatogli da Eugenio. Infine i giovani, che hanno imparato a far­si rispettare anche in pri­ma linea. Possiamo dirlo: siamo pronti per fare il grande salto».
E, a proposito di scelte di cuore, è rimasto anche Mannucci, abituato a co­prirsi le orecchie per non essere ammaliato dal can­to delle “sirene”.
«Dopo i miei tanti rifiuti, i club di Super 10 hanno ri­nunciato a cercarmi. Per­ché ho detto “No”? Perché ritengo normale che se cresci in una squadra tu debba anche rimanerci. Nel calcio esaltano Totti perché ha deciso di restare alla Roma, non vedo per­ché io debba essere criti­cato per aver fatto la stes­sa cosa».
Domenica all’Acquaceto­sa scende il Livorno, setti­mo in classifica, «squadra – commenta Jimenez – che se al completo può darci fi­lo da torcere» . «L’obiettivo rimangono i 4 punti», chio­sa Mannucci. Non 5? «Pen­siamo a vincerla, poi si ve­drà». Tra le righe: c’è da distruggere un pianoforte!
Fonte: Christian Marchetti/Infopress su Corriere dello Sport 13.01.10

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