Il Flaminio nuova casa della Lazio, una soap opera ancora alla prima serie, o quasi. Come vi avevamo raccontato, lo scorso 9 gennaio il sindaco Gualtieri aveva rivelato come Lotito dovesse, a breve si suppone, integrare la documentazione per avviare l’iter procedurale. In sostanza, senza alcune carte la conferenza servizi preliminare (CSP), resta una chimera.
Dal giorno del compleanno della Lazio non è cambiato nulla. Il Campidoglio continua ad attendere una serie di documenti che al momento latitano. In primis parliamo del Progetto di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE, vecchio progetto preliminare) e del Piano Economico Finanziario (PEF) asseverato. Senza questi preziosi incartamenti, in sostanza, parliamo del nulla. In poche parole, se parlassimo di Gioco dell’Oca saremmo al punto zero.
I presidente della Lazio ha rivendicato sia la forza di presentare una proposta che accontenterebbe sia l’amministrazione capitolina superando tutti i vincoli esistenti, sia di avere la capacità economica di sostenere un investimento che alla fine della fiera non sarebbe lontano dai 500 milioni di euro.
L’abbaglio di Lotito sulla Convenzione
Parlando al Parco dei Daini, Lotito ha riferito di definizione della Convenzione col Campidoglio. Su questo passaggio è necessario dissentire. Tecnicamente, la Convenzione Lotito-Campidoglio verrebbe redatta in occasione della Conferenza Servizi Decisoria, quindi a monte di tutto la procedura autorizzativa. Prima di arrivare alla Convenzione bisogna ottenere il sì (con prescrizione) della CSP, quindi c’è la battaglia del pubblico interesse. Non solo, il “Nuovo” Flaminio ha acceso le reazioni di residenti e di tante associazioni, pronte a dare battaglia al Tar e al Consiglio di Stato con numerosi ricorsi.
