Sul tetto del mondo ancora una volta, il club blaugrana deve fare i conti con una situazione economica incerta. Il fuoriclasse brasiliano vorrebbe un adeguamento di ingaggio a 20 milioni annui, ma le regole del fair play finanziario ed un rapporto non saldissimo con il ricco sponsor potrebbero diventare un ostacoli insormontabili
Il Barcellona, tanto per cambiare, è sul tetto del mondo, ma qualcuno potrebbe perdere l'equilibrio e precipitare rischiando di portarsi giù anche il fascino mediatico della società catalana. Il principale indiziato a far traballare il "mes que un club" è Neymar. Intorno al brasiliano si sta confezionando un caso spinoso, sta nascendo un bubbone. A rendere indecifrabile, per ora, il rebus contribuiscono soldi, immagine da tutelare, prospettive da garantire, ragionamenti, errori burocratici, potenza calcistica illimitata e limitata capacità di gestione delle proprie finanze. E non è detto che la società, nella persona del suo attuale presidente Bartomeu, abbia gli strumenti per venirne a capo senza dispersioni di talento. L'intrigo comincia con il rinnovo del contratto del campione (in scadenza a giugno 2017) che fra pochi giorni si giocherà il suo primo Pallone d'oro sfidando il suo amico e compagno di meraviglie Messi e Cristiano Ronaldo: il Barcellona non ha ufficialmente un tetto salariale ma non può esporsi perché non può non rientrare nei parametri del fair play finanziario. In buona sostanza a gennaio ci si ritroverà attorno a un tavolo per iniziare a discutere dell'aumento di stipendio (perché alla fine di questo si tratta). Neymar si presume che non si limiterà a chiedere un adeguamento (ora prende 10 milioni): vorrà allinearsi ai guadagni di Messi e quindi la sua richiesta non sarà inferiore ai 20 mln a stagione (Messi naviga intorno ai 22). In casa blaugrana esistono, grosso modo, quattro livelli di retribuzione, Messi, Neymar, quelli a 9 milioni e quelli a 3 milioni.
Neymar vorrebbe scollarsi di dosso le briglie della norma creando una quarta piattaforma più solida, più da star che da vicario. Insomma, non proprio Messi ma quasi. Il Barcellona sarebbe ovviamente disposto ad accontentarlo ma di fatto non può. Non in questo momento. Dovrebbero accadere molte cose prima. Un aumento di capitale, una misurata cessione di giocatori per fare cassa non appena terminerà (a gennaio) il blocco del mercato imposto dalla Fifa per violazione del trattamento dei cartellini dei tesserati con età inferiore a 18 anni (almeno 10 casi di infrazione), una ridefinizione del rapporto con lo sponsor (Qatar Airways). Ma ancora non ci siamo. Il Barcellona ha acquistato senza poterli schierare Arda Turan e Aleix Vidal. Quando si è infortunato Rafinha (all'Olimpico contro la Roma) ha chiesto all'Uefa (che ha risposto: "Non ci pronunciamo") di poter sostituire il calciatore indisponibile con Turan ma ha sbagliato interlocutore perché doveva presentare la domanda alla federcalcio spagnola la quale, riunendosi il 4 gennaio non potrà esprimersi in tempo perché il Barcellona possa utilizzare il giocatore nel derby contro l'Espanyol il prossimo 2 gennaio. In più c'è l'affare con la Qatar: il Barcellona aveva proposto un allungamento del rapporto e per stimolare la compagnia si è presentata alla trattativa con un altro potenziale cliente, risultato poi fittizio.
Questa discutibile trovata ha irrigidito la compagnia di Doha che, nonostante lo spot promozionale appena diffuso a cui partecipano alcuni giocatori del Barcellona, ha praticamente ufficializzato lo scioglimento dell'accordo in mancanza di una ridefinizione del rapporto economico (in teoria le due parti sarebbero legate sino al 2021 per 60 mln all'anno, ma il Barcellona chiede di più e Qatar non ci pensa nemmeno). E tanto per far masticare veleno agli incauti avvocati del Barcellona avrebbe già annunciato il suo prossimo matrimonio con il Paris Saint-Germain. Morale: senza i soldi dello sponsor da mettere in bilancio preventivo, senza un'avveduta finestra di mercato in uscita, con inevitabile restringimento della rosa (Dani Alves, Ter Stegen, Piqué, Mascherano, Mathieu, qualche giovane) il Barcellona non è attualmente in grado di tenersi Neymar e l'unica sua speranza è che nessuna altra società possa permetterselo. Ce ne sarebbe, in realtà, una: il Real Madrid. Ma sarebbe uno di quei passaggi di maglia all'interno del "clasico" da far tremare tutta la Spagna, come quello di Figo o forse di più. Non basta. Al pasticciaccio si deve aggiungere il desiderio, più volte espresso da Neymar e dal padre del ragazzo, quello che il presidente del Santos definì "un bugiardo matricolato", che il Barcellona si dichiari disposto a risolvere economicamente tutte le pendenze col fisco sia in Brasile che in Spagna. Vorrebbero, in poche parole, che il club consenta loro di tornare puliti mettendo a disposizione della famiglia un team di agguerriti azzeccagarbugli capaci, possibilmente, di sbiancare anche Calimero.
Ma non sarà facile. Barcellona e il Barcellona amano Neymar ma mal sopportano il genitore. Per vie traverse, Bartomeu è costretto a riconoscergli uno stipendio di circa un milione di euro per svolgere, in Brasile, mansioni di talent scout fantasma, mentre tutti sanno che sta con i piedi a mollo o è bordo del suo yacht di 22 metri. All'origine della cordiale antipatia, lo "sporco" retroscena dell'accordo col Santos che il Barcellona ha dovuto letteralmente inghiottire. Secondo i dirigenti del club brasiliano nei 90 milioni che portarono alle dimissioni dell'allora presidente blaugrana Rosell era previsto anche il costo di un'orgia che il padre di Neymar avrebbe dovuto consumare, di passaggio, all'Hotel Piccadilly di Londra. Immaginare Neymar lontano da quella maglia è difficile. Ma certo non sarà facile cancellare dall'immaginazione il rischio che non tutto torni come i tifosi sognano.
di ENRICO SISTIda Repubblica.it
