Luigi Bisignani, intervenuto ieri alla festa del Tempo, ha voluto ribadire la sua totale estraneità ad un disegno per sottrarre La Lazio a Claudio Lotito. Il faccendiere, come noto, insieme con Mauro Masi e Francesco Maiolini, è indagato per aggiotaggio e manipolazione del mercato. I tre indagati hanno già seccamente smentito ogni ipotesi di coinvolgimento.
“Nessun complotto, tutte balle, ho ritenuto alzare la voce e farmi sentire, solo per amore della Lazio”, spiega ancora l’editorialista di Piazza Colonna. “Quando i miei figli mi hanno chiesto di scrivere concentrandomi su Lotito ho resistito moltissimo, trattandosi di un mio amico – aggiunge Bisignani – Non avrei mai pensato che un titolo in cui lo paragonavo a Nerone, esclusivamente per la sua passione per il latino, potesse spopolare in questo modo”.
Proprio quell’articolo avrebbe poi portato alla rottura tra i due. “Lotito allora mi invita a cena. Io spero che rivedendoci si possa chiudere subito la questione. Quell’incontro, però, non ci sarà mai e non per colpa mia. E i giorni successivi escono una serie di articoli”. Dopodiché arrivano le perquisizioni legate all’indagine che nasce proprio su esposto di Lotito.
Bisignani: “Non si può spingere a vendere chi ha il 70% di una società”
“Io ho chiesto subito di essere interrogato perché davvero non conosco nessuno che volesse comprare la Lazio, né l’ho mai cercato. Grazie alla mia laurea in economia so bene che non si può spingere a vendere chi ha il 70% di una società – sottolinea Bisignani – Il mio obiettivo è stato soltanto uno: come qualunque ultras, volevo che la mia squadra fosse più forte”.
