Proviamo coi giovani

Cara Lazio è arrivato il momento di osare e rischiare un po’. Basta con le mezze misure e le mezze figure, bisogna avere coraggio e iniziare a puntare decisamente sul tesoretto che c’è in casa. I dimenticati Diakité e De Silvestri, nonché ragazzi come Mendicino, Tuia, Faraoni, Cinelli, Kozak, Perpetuini, Cavanda e altri meritano di avere una seria chance. La Primavera della Lazio sta stupendo tutti e parecchi club, tra questi ce ne sono più di qualcuno di serie A, stanno osservando da molto vicino questi ragazzi. E basta anche con la solita frase che anche l’attuale tecnico Delio Rossi ripete spesso: Roma è un ambiente particolare e c’è il rischio di bruciarli. La società biancoceleste cosa ha da perdere rispetto a formazioni importanti come Inter, Juventus, Milan, Napoli e via dicendo? Sarebbe fin troppo facile citare altre società come Roma, Atalanta, Udinese, Sampdoria, Reggina, che sui giovani del vivaio hanno sempre puntato. Il tanto odiato Mourinho (quello che vince solo con i campioni) si è permesso il lusso di lasciare in disparte un gran giocatore come Maxwell per far posto a un ragazzino giovane e inesperto come Santon, classe ’91. La stessa età di Faraoni ed è noto a tutti che i due fossero compagni di nazionale. Uno ha avuto una chance, l’altro no. Ma non è questo l’unico esempio da considerare. C’è il Napoli con Vitale, la Juve con De Ceglie, Marchisio, Giovinco. Si deve avere coraggio e iniziare a fidarsi di questi ragazzi che viaggiano in testa al loro campionato.
«E’ inconcepibile sentir dire la solita frase: i giovani vanno inseriti adagio, altrimenti si bruciano. Basta per favore, non se ne può più. I giovani bravi devono giocare, solo così possono fare esperienza. Ce ne sono tanti, ma è una questione di mentalità e, forse, di paura perché si ha il timore di perdere…». Parole forti quelle dell’ex laziale e soprattutto tecnico federale Massimo Piscedda, ma sacrosante. E’ possibile continuare a puntare su giocatori che puntualmente falliscono gli appuntamenti come Manfredini? O ad assistere a ballottaggi per la panchina tra Del Nero e Inzaghi, con tutto il rispetto per il passato di quest’ultimo, senza dare una opportunità a giovani di talento come Cinelli? A Catania c’è stato il problema Matuzalem, fuori all’ultimo minuto, e il regista della Primavera di Sesena, che viene inseguito da tante società di A e B, poteva servire e dare una mano. Si è detto e pensato che a volte alla Lazio manchi un centravanti alto. Uno che, in situazioni d’emergenza, possa creare spazi per gli inserimenti di punte veloci come Zarate, Rocchi o Pandev. Dunque, perché, oltre alla semplice convocazione, non si è mai riusciti buttare nella mischia uno come Libor Kozak? Non si sa. Per non parlare di Tuia e Faraoni, due difensori che mezza serie A invidia alla Lazio, ma che ruberebbero posto e spazio a giocatori non più giovanissimi come Siviglia e Cribari. Anche questo, non si riesce a capire. Ma forse il mistero più grande riguarda Diakité e De Silvestri. Il primo ha meravigliato e stupito positivamente tutti, ma è scomparso: anzi, si è rivisto in campo nel derby Primavera e in tribuna sabato scorso a Catania. Per non parlare del terzino nato e cresciuto nella Lazio che, seppur non abbia iniziato alla grande, è costretto ad andare ripetutamente in panchina, nonostante il suo rivale Lichtsteiner non stia benissimo da parecchie settimane a causa di un problema serio alla caviglia.

Fonte: Il Messaggero

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