Processo alla Lazio, Rossi verso l’addio

Nono posto in classifica a nove giornate dalla fine, cinque punti di distanza dal sesto posto che vale la zona Europa. E poi solo dieci punti nel girone di ritorno con tre vittorie, un pareggio e ben sei sconfitte tante quante ne aveva subite nell’andata. Questa è la Lazio e, anche se qualcuno continua a negare, si tratta di un vero e proprio crollo. Una lenta ma inesorabile discesa rispetto alle prime illusorie partite che avevano fatto presagire ben altri obiettivi. E invece, a meno di clamorosi risvegli, il finale di stagione potrebbe diventare uno stucchevole calvario prima di poter chiudere i battenti. Resta la semifinale di Coppa Italia, il 22 aprile all’Olimpico di Torino contro la Juventus ma la sensazione che nemmeno l’impresa contro i bianconeri se non unita con il successo in finale, possa salvare la panchina di Delio Rossi. Dopo quattro stagioni sulla panchina biancoceleste non c’è più futuro per l’allenatore riminese che negli ultimi tempi ha fatto davvero poco per evitare il calo di rendimento dei suoi rispetto a un confortante girone d’andata. Tanti gli errori del tecnico a cominciare dalla discutibile gestione dei tre attaccanti. Ultimamente c’è Pandev fuori condizione e invece è il più intoccabile rispetto a Zarate e Rocchi. Tre mesi fa quando il capitano tornava da un lungo infortunio si è cercato di imporlo alla squadra con un tridente spregiudicato che è diventato a livello tattico un vero suicidio (non è un caso se la Lazio è la quint’ultima difesa della serie A). Il vero nodo di un progetto inspiegabile è il centrocampo, indebolito dalla partenze di Zauri, Behrami, Mutarelli e Mudingayi e a gennaio anche anche da quella di Firmani. Si è puntato su Brocchi e Matuzalem ma se il primo ha fornito un redimento costante, il brasiliano non c’è stato quasi mai. E allora il reparto si è aggrappato al solo Ledesma perché gli altri, Meghni, Mauri e Manfredini sono state solo delle controfigure. Ecco spiegato il crollo della Lazio che non ha saputo costruire un centrocampo degno di una squadra che vuole tornare a frequentare i palcoscenici europei. A questo punto serve un cambio netto della società. Punto primo: maggiori investimenti, soprattutto mirati a pochi rinforzi ma veramente utili. Punto secondo: chiarezza sui contratti dei giocatori e del tecnico. Punto terzo: scelta veloce del nuovo allenatore. Favorito è Mazzarri, Lotito ci proverà a strappare il tecnico alla Samp, ma segue anche Giampaolo del Siena e Simeone. Ma quest’ultimo piace troppo ai tifosi.

Fonte: Iltempo.it

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