Prescrizione, Juve salva – La Cassazione dà ragione a Guariniello, ma ormai è troppo tardi – di Sergio Rizzo

ROMA – Nessuno pagherà per la vicenda doping che ha sconvolto il calcio italiano dal 1998 ad oggi. Non per assenza di colpevoli, ma perché il reato – comunque compiuto – è ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha reso note ieri le motivazioni sul caso Juventus, ed ha tolto ogni dubbio. Ed ha stabilito che tra il luglio del 1994 e il settembre del 1998 venne posto in essere un
«disegno criminoso» che integrava il reato di frode sportiva.
Insomma, la Corte d’Appello sbagliò ad assolvere il responsabile sanitario della Juventus, Riccardo Agricola, e il suo amministratore delegato, Antonio Giraudo, e il processo sarebbe da rifare se nel frattempo non fosse intervenuta la prescrizione.
Particolarmente importanti alcune conclusioni della Suprema Corte: è reato somministrare anche farmaci leciti senza giustificazione terapeutica. La Corte d’Appello sbagliò perché – per quanto riguarda l’utilizzo di sostanze non vietate secondo l’ordinamento sportivo – «questo collegio ha ritenuto che la condotta degli imputati integra il delitto di cui all’art. 1 della legge n. 401 del 1989 ( frode sportiva; ndr)» e la sentenza «va annullata e segnatamente nella parte in cui ha mandato assolto Agricola Riccardo e, per effetto estensivo, Giraudo Antonio».

Per quanto riguarda i farmaci dopanti, rinvenuti nei magazzini della Juventus, e somministrati ai calciatori (si tratta dei corticosteroidi), viene accolto il ricorso dell’accusa contro l’assoluzione dicendo «è sufficiente osservare che la motivazione della Corte territoriale, sul punto specifico, risulta carente perché, pur pervenendo a conclusioni diametralmente opposte a quelle del primo giudice, non ne ha, specificamente e analiticamente, confutato le argomentazioni essendosi limitata, appunto, a una generica affermazione che tali sostanze erano state praticamente ignorate nel corso del processo. L’annullamento della sentenza impugnata, limitatamente alle sostanze vietate diverse dalla eritropoietina, nonché alle sostanze non vietate, di cui all’imputazione, va disposto senza rinvio perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione. Ed invero, il delitto di frode sportiva concerne fatti commessi dal luglio del 1994 all’ottobre del 1998».

Bocciato invece il ricorso del Procuratore generale sulla somministrazione di epo perché la Corte d’Appello esaminò il caso in « un insieme argomentativo complesso e variegato che, condivisibile o meno, non può certo essere censurato in questa sede sotto il profilo della mancanza o contraddittorietà della motivazione ove si consideri che, per consolidata giurisprudenza, non è compito del giudice di legittimità quello di sovrapporre la propria valutazione a quella compiuta dai giudici di merito ».

Infine, la Corte di Cassazione afferma che gli atleti non possono essere considerati semplici vittime, ma sono anche loro colpevoli di frode sportiva se assumono farmaci, dopo essere stati debitamente informati, con l’unico scopo di alterare e migliorare la loro prestazione.
Grande soddisfazione è stata espressa dal pm Guariniello (che a questo punto potrebbe decidere di citare in tribunale alcuni calciatori dell’epoca per falsa testimonianza), così come soddisfatto è il professor Eugenio Muller, autore della superperizia farmacologica il cui valore è stato pienamente riconosciuto. Pur rammaricato per la prescrizione, Muller commenta: « Era ben evidente che esisteva non solo l’uso ma un vero abuso di farmaci agenti sul sistema nervoso centrale, sul metabolismo muscolare, a livello articolare, somministrati per infusione endovenosa a giovani atleti sani, senza che esistesse per ogni farmaco e giocatore il benché minimo razionale per la loro utilizzazione. Una gigantesca medicalizzazione con farmaci erroneamente ritenuti capaci di aumentare le prestazioni. Quello che mi sembra opportuno è che adesso, ripulita dalla vecchia dirigenza, la Juventus riprenda con umiltà la strada di una rinascita, non solo sportiva, ma anche e soprattutto morale ».

Fonte: Sergio Rizzo, Corriere dello Sport 1 giugno 2007

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