Lotito: Io come Mourinho

Il presidente della Lazio Claudio Lotito non ci sta. Attacca ormai a testa bassa la squadra anche nel tentativo di stimolare una reazione dopo gli ultimi deludenti risultati, che hanno emarginato i biancocelesti ai confini della zona Uefa, l’unico vero obiettivo, insieme alla coppa Italia, che resta alla squadra di Delio Rossi.

Come spiega il momento della Lazio?
«Come dico sempre, il 50% dei risultati è frutto dell’imponderabilità e l’altro 50 dell’approccio sbagliato della squadra che non è in linea con i valori del club. Non ho mai chiesto ai giocatori di vincere tutte le partite ma pretendo che l’approccio sia diverso. In campo li voglio determinati, mi auguro che abbiano capito che faccio sul serio».

Da quando è arrivato alla Lazio è la prima volta che si scaglia contro i giocatori in maniera così decisa…
«Nei loro confronti ho sempre avuto un atteggiamento paterno, cercando la soluzione più indolore ai problemi. Nei primi anni c’era una grande difficoltà a livello societario per la situazione ereditata, situazione che poteva condizionare il rendimento della squadra. Oggi vedo troppe individualità che non producono effetti positivi. Manca quello spirito di gruppo che è fondamentale. Ogni singolo vuole ritagliarsi un suo spazio perché considera la Lazio un punto di partenza e non di arriva».

Come spiega lo sfogo del portiere argentino Carrizo?
«Come quello di una persona che non ha capito la situazione che si è venuta a creare. Carrizo ha dichiarato di essere antipatico all’allenatore, ma questa è una pazzia. La sua esclusione è stata solo una scelta tecnica fatta per il suo bene. Carrizo è un grande portiere che ha bisogno di un periodo di assestamento, come – del resto – è capitato in passato a uno come Julio Cesar, che faceva la riserva a Marchegiani nel Chievo. Lui ha grande potenzialità ma il fatto di essere il titolare della nazionale argentina non gli dà comunque il diritto di pretendere un posto da titolare nella Lazio».

Quindi Carrizo sarà anche in futuro il portiere della Lazio?
«Lui ha un contratto e sarà solo la Lazio a decidere il suo futuro. Non il contrario. Noi non abbiamo interesse a chiudere il rapporto. Ma è chiaro che se lui vorrà andare via, dovremo ridiscutere la situazione ».

Lei ha sempre detto che riscatterà Zarate: ma c’è ancora la volontà da parte dell’attaccante argentino di rimanere alla Lazio?
«Sì, assolutamente. Lui ha avuti atteggiamenti di insofferenza nei confronti del pubblico e del tecnico ma questo non significa nulla. Quegli atteggiamenti vanno inquadrati all’interno di una situazione specifica. Mauro è giovane, viene da un altro ambiente, ancora non parla bene l’italiano, è un talento che quando non riesce ad esprimere appieno le sue potenzialità ha momenti di stizza. Però è un giocatore umile, che sa riconoscere i suoi sbaglia».

Semifinale di coppa Italia e derby tra due sabati: dovesse scegliere?
«Punterei sulla qualità della prestazione della mia squadra. Sono due appuntamenti fondamentali per la nostra stagione e per i tifosi. La squadra deve giocare queste due gare dando il massimo soprattutto per loro. E i giocatori non devono dimenticarsi che la gente laziale nei loro confronti si è sempre comportata in maniera corretta ed esemplare».

Se la Lazio non centrasse la zona Uefa, sarebbe una stagione fallimentare?
«Se la squadra gioca tutte le partite come quella che ha giocato, pur perdendo, contro la Fiorentina a Firenze, mi risulta difficile pensare ad un non piazzamento Uefa»

Lei è stato condannato in primo grado a due anni per aggiotaggio e in molti chiedevano che si «autosospendesse » da presidente della Lazio. Ora, invece, è entrato anche a far parte del consiglio federale.
«Io confido molto nella giustizia e la verità verrà fuori. L’unico rammarico che ho è quello di dover subire torti che non merito, alla luce di quello che è stato ed è il mio operato ».

Si parla ogni giorno ormai del tecnico dell’Inter Mourinho: secondo lei è un personaggio scomodo per il calcio italiano?
«Scomodo no. Mourinho è una persona che ha il coraggio di dire la verità, assumendo delle posizioni in controtendenza con il sistema e per questo può risultare antipatico. Un po’ quello che è successo al sottoscritto quando sono entrato nel mondo del calcio».

Fonte: Corriere della Sera

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