LO SFASCIO DELL’UCI IL SILENZIO DEL CIO

di Sergio Neri
14 dicembre 2007 – Decidono di tagliare di un anno la pena a Vinokourov e stabiliscono che in tal modo il corridore kazako potrà gareggiare alle prossime Olimpiadi di Pechino. In compenso altri atleti, tra i quali gli italiani Basso e Gibilisco, scontano una pena di due anni nel rispetto di norme internazionali dettate dalle rispettive federazioni. Per quanto si riferisce al ciclismo, l’Uci reagisce dichiarando di voler studiare di nuovo il dossier riguardante il corridore kazako accusato al Tour de France d’aver beneficiato d’una trasfusione di sangue non suo ma d’un donatore compatibile.
Negli stessi giorni in cui dal Kazakistan, complice la federazione di quel Paese, giunge la notizia della benevolenza usata nei confronti di Vinokourov, si viene a sapere che Fuentes, il famoso medico dell’Operacion Puerto, quello che con la sua attività ha messo ormai da un paio d’anni a soqquadro il mondo del ciclismo (e non solo del ciclismo), in qualche modo continua la sua attività rilasciando dichiarazioni allucinanti a giustificazione del suo operato e nessuno trova nulla da dire.
Nessuno, in campo internazionale, trova la forza (o la voglia) di battere il pugno sul tavolo e di chiedere con la massima forza possibile alla Spagna di aprire finalmente l’infame cassetto segreto di tutti i documenti riguardanti le famose
sacche di sangue sequestrate e che l’Italia con Torri e la Germania (sul conto di Ullrich) dicono di conoscere. Cosa della quale anche l’Uci, l’ente più interessato di tutti, dovrebbe sapere qualcosa.
Ma nessuno riesce ad ottenere risposta dalla Spagna quasi fosse, questa Operacion Puerto, un segreto di Stato coperto dal Re. Non è accettabile che lo sport debba pagare un prezzo così alto per un silenzio così a lungo coltivato e per i sospetti che tale silenzio crea delegittimando giorno per giorno un intero movimento. Tra l’altro la conoscenza definitiva della verità dovrebbe interessare anche altri sport, altre federazioni e altri club visto che tra i sussurri giunti puntualmente da Madrid si allude a campioni d’altre discipline come l’atletica leggera, il tennis e il calcio con squadroni di livello internazionale. Anche a questi movimenti e a questi campioni farebbe comodo sapere la verità, se non altro per fugare ogni sospetto circolante sul loro conto. Niente.
Ma la cosa più grave è il silenzio dell’Uci, ente del quale è palese lo sfascio. Ed è proprio per questa elementare constatazione che ci si domanda se non è giunto il momento d’un intervento autorevole del Cio in difesa d’uno sport popolare e in grande espansione, così mal governato da un gruppo di persone le quali sembrano persino felici d’alimentare sospetti sul conto dei corridori al fine di togliere credito alle grandi manifestazioni della storia, quali il Tour, il Giro, la Sanremo, la Roubaix, il Lombardia, per sostituirle prima o poi con altre gare d’un mercato senza tradizione ma molto disponibile da un punto di vista economico. Vogliono, insomma, far posto ad eventi miliardari negli Emirati, ad una corsa a tappe in Russia, o anche in Cina. Insomma vogliono inventare un altro ciclismo, quello che loro hanno in mente, un baraccone da portare in giro per il mondo vendendolo ai migliori offerenti.
Ecco il motivo, visto l’accorato appello delle federazioni storiche europee le quali hanno preso una posizione di netto contrasto di fronte all’Uci, per il quale è importante e urgente un intervento del Cio, proprio per rimettere ordine in uno sport che non ha più un governo a livello internazionale e si difende solo con la forza della sua popolarità e dell’amore che la gente affezionata alle grandi corse della leggenda, gli riserva.

Fonte: Corriere dello Sport, 14 dicembre 2007

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