Interpretazione ed applicazione dell’art. 22 bis delle Norme Organizzative Interne Federali (NOIF) della FIGC – Lettera alla FIGC

Gli scriventi, Avv. Massimo Rossetti e Dott. Alfredo Parisi, nella qualità e nel legittimo interesse di piccoli azionisti della SS Lazio SpA, fanno presente quanto segue.
Nei giorni scorsi la Seconda Sezione Penale del Tribunale di Milano ha condannato l’attuale Presidente della SS Lazio SpA, Dott. Claudio Lotito, per aggiotaggio manipolativo ed informativo e per ostacolo all’attività di vigilanza della Consob.
La condanna consiste in due anni di reclusione, in una multa di € 65.000 e nell’interdizione per un anno dai pubblici uffici e dagli uffici direttivi di persone giuridiche.
Ciò premesso, ad avviso di chi scrive, appare opportuno, se non doveroso, che codesta Federazione si pronunci tempestivamente ex ante, in maniera espressa ed ufficiale, sull’esatta e corretta interpretazione ed applicazione dell’art. 22 bis delle Noif della Federazione stessa con riferimento alla predetta sentenza.
Pronunciamento necessario al precipuo scopo di prevenire possibili danni alla Società ed ai suoi azionisti conseguenti all’eventuale irrogazione ex post di sanzioni sportive anche per responsabilità oggettiva conseguenti a possibili violazioni degli obblighi e dei disposti di cui al richiamato art. 22 bis.
Nel merito, è opinione degli scriventi che tale articolo disponga la decadenza dalla carica di dirigenti di società condannati, ancorché con sentenza non definitiva, a pena che comporti l’interdizione dai pubblici uffici e dall’esercizio di uffici direttivi di persone giuridiche.
La definitività della condanna è, infatti, espressamente e specificamente prevista solo avuto riguardo ai delitti nominativamente elencati al 1^ comma, mentre la stessa definitività non è espressamente e specificamente prevista per condanne che, indipendentemente dalla surriferita elencazione, comportano l’interdizione in parola
Al comma 3, invece della decadenza, è prevista la sospensione dalla carica o dall’incarico, in caso di condanna non definitiva per i delitti elencati al 1^ comma.
Analoga sospensione, al posto della decadenza, non è, invece, espressamente prevista in caso di condanna non definitiva a pena comportante l’interdizione dai pubblici uffici e dall’incarico di uffici direttivi di persone giuridiche.
Dal che pare si possa desumere, sia sul piano letterale, sia sul piano logico, che si sia voluta realizzare una disciplina così articolata: di decadenza tout court in caso di condanna, anche non definitiva,comportante pena interdittiva; di decadenza in caso di condanna definitiva per delitti specifici non necessariamente comportanti pena interdittiva; di sospensione in caso di condanna non definitiva per i suddetti delitti specifici non necessariamente comportanti pena interdittiva.
Non solo, ma, ad avvalorare questa ricostruzione interpretativa ed applicativa, vi è l’obbligo al comma 6 per i condannati anche in via non definitiva di immediata comunicazione alla Lega o al Comitato competente della condanna che comporti tutte le incompatibilità di cui al comma 1: quindi anche di quella conseguente all’irrogazione di pena interdittiva non definitiva, a prescindere dalla appartenenza del delitto commesso alla tipologia elencata.
Obbligo di comunicazione che non avrebbe senso e sarebbe difficilmente spiegabile anche per condanna non definitiva comportante pena interdittiva a seguito di delitto non rientrante tra quelli nominativamente elencati al comma 1, qualora si ritenesse che la condanna non definitiva comportante tale pena per un delitto non elencato non fosse produttiva né di decadenza né di sospensione dalla carica o dall’incarico.
Risulterebbe, peraltro, del tutto arbitrario ed illogico che una condanna non definitiva, comportante pena interdittiva, non producesse alcuna conseguenza, neppure sospensiva, se derivante da un reato non elencato, mentre una condanna, pure non definitiva, non comportante pena interdittiva per un reato, magari meno grave, ma elencato provocherebbe, comunque, la sospensione.
Aggiungasi che ulteriori problemi sono posti dal fatto che l’elencazione di cui al comma 1 non tiene evidentemente alcun conto né della mutata numerazione di articoli del Codice Civile né, soprattutto, per quanto riguarda i contenuti, delle profonde modifiche legislative intervenute: segnatamente dei D. lgs n.5 e 6 del 17 01.2003 di riforma del diritto societario e del D. lgs 24 .02.1998 n. 58, e successive integrazioni e modificazioni, meglio noto come Testo Unico in materia di Intermediazione Finanziaria ( TUF).
Mancato adeguamento normativo che toglie sostanzialmente efficacia all’applicazione dell’istituto della decadenza o della sospensione dalla carica o dall’ufficio direttivo con riferimento a numerose fattispecie delittuose, in particolare in materia societaria, soprattutto laddove, in caso di condanna, definitiva o non definitiva, non sia obbligatoriamente prevista ope legis l’irrogazione di pena accessoria interdittiva.
Grati per l’attenzione e fiduciosi in un tempestivo intervento chiarificatore di codesta Federazione porgiamo distinti saluti .

Roma 13 marzo 2009

Autori: Avv. Massimo Rossetti – Dott. Alfredo Parisi

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