GIUSTO COSI’ di Sergio Rizzo

La squalifica di Petacchi, ampiamente prevedibile, rappresenta per certi aspetti una svolta storica nella lotta al doping. Perché, finalmente, si stabilisce che non basta un certificato medico a giustificare l’uso di un farmaco a fini terapeutici. Ci sono limiti che vanno rispettati: per il salbutamolo – sostanza che combatte l’asma – è di 1000 nanogrammi al millilitro, Petacchi era oltre i 1300. E non è solo una questione di rispetto delle regole: anche il buon senso va premiato.
Com’è possibile che un atleta venga colpito da un pesante attacco d’asma e sia poi in grado, qualche chilometro dopo, di star talmente bene da battere tutti con una prodigiosa volata? Si può essere malati e vincenti? La sentenza del Tas è ineccepibile, dà ragione alla Procura antidoping e smentisce il verdetto buonista della Federciclismo. Ma è assurdo che Piepoli, trovato nelle stesse condizioni di Petacchi, non abbia subito alcun procedimento, perché tesserato a Montecarlo e non in Italia.
C’è dunque bisogno più che mai di uniformità, anche se le ultime vicende stanno facendo chiarezza. Non c’è persecuzione nei confronti del ciclismo (nonostante le accuse infondate del presidente della nostra Federciclismo) come dimostra la giusta assoluzione di Di Luca per la storia dei valori anomali. Ugualmente emblematico l’altro caso legato a Di Luca: i tre mesi di squalifica confermati dal Tas dimostrano la bontà dell’azione della Procura antidoping, e che fu giusto vietare all’abruzzese di disputare il mondiale.
E’ sacrosanto, visti gli ultimi avvenimenti, che il Codice Etico varato dal mondo del ciclismo venga continuamente disatteso: pazzesco che si possa sospendere un atleta in base a semplici sospetti. Però l’importante è poi non passare completamente dall’altra parte. Come sta avvenendo nel caso di Contador, il vincitore del Tour che a sorpresa è stato invitato al Giro che parte a fine settimana: qualunque sia la posizione di Contador nella Operacion Puerto, è ovvio che debba essere giudicato. Si è mossa solo la nostra Procura antidoping, frenata a lungo da uno sciopero che sta paralizzando la giustizia spagnola.
Quando il procuratore Torri riceverà gli atti, Contador sarà certamente deferito (senza dimenticare che anche la Procura della Repubblica di Roma sta indagando sulla vicenda). Possibile dunque, che giustizia ordinaria e giustizia sportiva convochino Contador al più presto. Il fatto che lo spagnolo sia stato improvvisamente invitato al Giro offre un’occasione importante agli inquirenti. L’importante è che nessuno poi parli di “giustizia ad orologeria” se accadrà qualcosa. Contador non è nè colpevole, né innocente: ma deve fornire qualche risposta. Se si rifiutasse di farlo gli sarebbe impedito di correre in Italia. Chi lo ha invitato non può far finta di non saperlo.

Sergio Rizzo

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