Prosegue spedita verso quota 37.000 la petizione ideata da Alberto Ciapparoni e Federico Marconi per chiedere a Lotito la possibilità di avere una Lazio più competitiva. Nella missiva, in sostanza, si chiede al presidente della Lazio, laddove non fosse in grado di mantenere la Lazio ai livelli che le competono, di passare la mano, valutando appunto la possibilità di cedere la Lazio.
Per coloro che volessero aderire a questa petizione, basta consultare la piattaforma changes.org (la prima al mondo in termini di petizioni e raccolta firme, ndr) e firmare all’indirizzo: https://www.change.org/p/lettera-al-presidente-lotito. Il numero di coloro che hanno scelto di appoggiare questa “linea” è attualmente superiore a coloro che in estate hanno deciso di abbonarsi. Come riferito da Ciapparoni e Marconi, i sì sono arrivati da profili estremamente diversi a livello sociale e politico. Tra questi: Angelo Mellone (Direttore Intrattenimento Rai); Alessandro Di Battista (attivista, giornalista ed ex parlamentare); Andrea Stroppa (referente italiano di Elon Musk); Mauro Mazza (giornalista, già direttore Tg Rai); Guido Paglia (giornalista, già responsabile comunicazione S.S. Lazio); Riccardo Cucchi (giornalista); Guido De Angelis (giornalista); Roberto Arduini (conduttore radiofonico); Stefano Andreotti (dirigente, figlio di Giulio Andreotti); Alfredo Parisi (presidente Federsupporter); Gabriele Pulici (figlio di Felice, portiere della Lazio Campione d’Italia 1974); James Wilson (figlio di Pino, capitano della Lazio Campione d’Italia 1974); Marco Chiarion Casoni (figlio di Giovanni, già presidente S.S. Lazio).
“Io e Federico abbiamo in mente altre idee per dare forza alla nostra iniziativa. Prima di effettuare altri passi aspettiamo di toccare quota 40.000 firme, dopodiché comunicheremo come proseguire questa nostra iniziativa”, racconta a Laziofamily Alberto Ciapparoni.
Il testo della petizione su change.org
“Egregio Presidente,
ci rivolgiamo direttamente a Lei: a noi tifosi della Lazio è stato tolto il sogno. Non possiamo sognare da 22 anni, da quando la società è di sua proprietà, di Claudio Lotito. Questi 22 anni sono stati anni in cui qualche trionfo non è mancato, ma sono stati principalmente costellati da tante amarezze sportive. Il peggio però è che non abbiamo mai potuto ambire a qualcosa di più di una buona stagione dopo una cattiva stagione, con la sempre disattesa speranza di un salto di qualità mai arrivato. Sono anni ormai, quasi sette, che non viene alzato un trofeo. Sono anni che non viene tesserato un calciatore che scaldi i cuori di grandi e piccoli. Noi tifosi della Lazio non possiamo sognare trofei e campioni. E subiamo scelte societarie che non rispettano la storia della nostra Lazio né la dignità di noi tifosi, come nel caso della giornata di ricordo dell’omicidio di Vincenzo Paparelli. Non solo, come dimostrano le ultime vicende di cronaca, invece che premiare un patrimonio di affetto e di valori – confermato anche dai 30mila abbonamenti di quest’anno, nonostante una stagione deludente alle spalle e l’impossibilità di investire sul mercato, unico caso in Europa – molti tifosi vengono ostacolati in tutti i modi. Ci rivolgiamo a lei, presidente Lotito, per chiederle di permettere a noi tifosi di sognare fuoriclasse e trofei. Se non può, come appare evidente a tutti, le chiediamo di fare quello che tante altre proprietà calcistiche hanno fatto in questi anni: passare la mano, e concentrare i proventi della vendita, che siamo sicuri non sarebbero esigui, in altri settori. Noi laziali desideriamo una proprietà che ci rispetti (e non scarichi sulla tifoseria persino la colpa e la responsabilità degli arbitraggi sfavorevoli) e ci faccia sognare, e per sognare nel 2026 servono investimenti cospicui. La preghiamo, non ci risponda con i suoi soliti articolati ragionamenti: se non è in grado di riportare la Lazio a competere per il vertice italiano ed europeo, lo riconosca e come ha dichiarato anche lei in una recente intervista, poiché “tutto ha una fine” si faccia da parte: i laziali gliene sarebbero grati, rendendole i giusti meriti. Speriamo in una risposta solida, più solida di quelle “realtà” di ridimensionamento con cui ci ha fatto fare i conti in questi 22 anni.
Cordialmente”
Federico Marconi
Alberto Ciapparoni
