Tutto facilmente preventivabile e chiaramente annunciato da tempo. Mentre la proponente Lazio attende la pronuncia del Campidoglio sul pubblico interesse, le associazioni contrarie al progetto di riqualificazione del Flaminio affilano le armi e rilanciano.
Il tema resta quella della conservazione dell’impianto di Nervi, inaugurato nel 1959 e da anni ormai abbandonato al suo destino, con zero spese di qualsivoglia manutenzione. Come scrive oggi Repubblica, alcuni soggetti tra cui do.co.mo.mo. Italia, Fondazione Pier Luigi Nervi, Aipai, AAA/Italia, Italia Nostra Roma
e Fondazione Bruno Zevi, hanno preso carta e penna, destinatario il ministro della Cultura, Alessandro Giuli e i responsabili tecnici del ministero.
Nella missiva si chiede di bloccare il progetto firmato da Marco Casamonti e dal suo studio Archea. I mittenti ribattono su un punto: con il progetto dell’architetto fiorentino, l’opera di Nervi verrebbe inglobata dals econdo anello. In sostanza, l’impianto originario ai piedi dei Parioli verrebbe quasi a scomparire.
Il riferimento delle varie associazioni è al parere espresso lo scorso 10 agosto dalla Soprintendenza Speciale di Roma che di fatto, seppur in modo non proprio esplicito, concederebbe una sorta di via libera, purché il secondo anello venga alleggerito per favorire la maggiore visibilità della parte inferiore dello stadio. Giova ricordare che la stessa Soprintendenza ricordava come la pensilina del Flaminio sia vincolata già dal 2018.
I firmatari della lettera non usano mezzi termini e definiscono il parere di San Michele «imbarazzato e imbarazzante» e ribadiscono contrarietà al fatto che la Soprintendenza abbia comunque accettato una riqualificazione che non rispetterebbe i principi per i quali il Flaminio è vincolato.
Le associazioni ricordano anche quanto precisato dalla Soprintendenza stessa. Ovvero che comunque il Flaminio targato Lazio, così come da progetto preliminare, supererebbe di circa 10 metri l’attuale altezza dell’Auditorium, punto più alto del quadrante interessato dall’opera.
La lettera a Giuli rappresenta solo un antipasto della montagna di ricorsi che riguarderà il futuro del Flaminio. Giustizia amministrativa permettendo, leggi Tar e Consiglio di Stato, la scelta ultima resta in capo al Campidoglio che entro la fine di settembre dovrebbe pronunciarsi sul pubblico interesse, relativo questo al progetto preliminare.
Siamo solo all’inizio di un percorso che difficilmente vedrà la luce prima del 2029.
Foto: sslazio.it
