Il Mondo Lazio in ginocchio: un derby perso prima di entrare in campo

“Lei praticamente non ha mai assaggiato la Sacher Torte. Continuiamo così, facciamoci del Male…”. In Bianca del 1984, Nanni Moretti disquisiva di dolci, in casa Lazio, a meno di 24 ore dal derby, del glucosio neanche l’ombra.

Dopo aver perso la stracittadina d’andata soprattutto per una follia di Tavares, l’armata (Branca)Lotito si accinge a giocare il derby di ritorno in un clima senza precedenti. Un misto di depressione, rassegnazione e silenzio che dovrebbe suscitare, in società, un qualcosa che somigli ad uno scatto di reni. Invece nulla, nebbia afona.

Un nascondersi nel bunker di Formello a cui anche Maurizio Sarri, dopo una stagione di promesse inevase, ha deciso tristemente di accodarsi. La scelta di non parlare, prima e dopo il match con la Roma, non toccherà le corde né della Lega né della Prefettura. Entrambe hanno concorso ad un derby alle 12 di cui sì non si sentiva il bisogno, ma che certamente non rappresenta un Everest da scalare. Tre giorni pieni per preparare una gara sono più che sufficienti. Se oggi Sarri guadagna tre milioni netti l’anno, lo deve anche al calcio moderno, che lui abita da anni, dal quale ormai non si può e soprattutto non si vuole più tornare indietro.

Non parlare eventualmente danneggia i tifosi della Lazio e la sua squadra. “Fossi in Lotito schiererei la Primavera, tanto anche prendendo un punto di penalizzazione non cambierebbe nulla”. L’affondo del tecnico della Lazio, dopo la disastrosa finale di Coppa Italia, rappresenta un altro alibi ad un gruppo che, comprensibilmente, come lo stesso Sarri, è arrivato svuotato sia alla finale di Coppa Italia, sia al derby di domani.

Questo “esaurimento”, sia a livello emotivo sia a livello fisico (il ko di Motta ne è l’ennesima dimostrazione, ndr), ha un responsabile unico, principale. Si chiama Claudio Lotito. Il gruppo squadra ha prima provato a resistere al blocco del mercato, alle cessioni di gennaio e ad un chiaro messaggio arrivato dalle segrete di Formello. La Lazio è in fase di smobilitazione tecnica, non ci sono altri termini per descrivere quanto sta accedendo.

Zaccagni&Co hanno capito chiaramente l’aria che tira, l’anno prossimo si partirà dal sottosuolo, altro che anno zero. Gila via, Romagnoli pure (era stato ceduto a gennaio, poi il patatrac per diversi motivi, ndr). Addirittura si ipotizza la cessione di Provedel: non facciamo scherzi, Motta deve fare indigestione di lievito madre. Sarri sta per salutare, il ds Fabiani non sembra così saldo nel ruolo da ds e l’ultima chicca arriva dal settore medico. Due componenti dello stesso avrebbero presentato un esposto all’Ordine dei Medici contro il loro collega (notizia mai smentita dal club, ndr).

Anche di questa iniziativa, sembra, Lotito non fosse al corrente. Il presidente della Lazio ha chiaramente perso il polso della situazione, un essere sempre fuori fuoco al quale non avevamo mai assistito, almeno fino a due anni fa. L’inquilino di Villa San Sebastiano appare centrato solo su due progetti riguardanti un futuro ancora molto lontano, entrambi assolutamente slegati dal rafforzamento della squadra del prossimo anno.

Il senatore di FI ha puntato le fiches più pesanti sul Flaminio. Fermo restando che se andasse in porto, ne parleremmo almeno nel 2030. Il nuovo stadio della Lazio nel breve periodo rappresenta soprattutto un costo molto ingente da finanziare.

L’altra chimera si chiama Nasdaq. La conferenza stampa per il “Sogno Responsabile 2032”, ipotizzata per il 30 marzo è “svampata”. Si farà, ma al momento è più probabile che si tenga dopo l’estate. Tutti questi fattori hanno indispettito anche il tifoso della Lazio più moderato

I supporter di Piazza Della Libertà hanno sempre mostrato, in 126 anni di storia, una capacità di rinascere senza eguali. I Laziali sono di marmo, vivono in una città dove sono sempre in seconda fila, mal digeriti da una comunicazione che non perde mai occasione per far capire da che parte stia. Domani i tifosi laziali al derby potrebbero essere meno di 2000. Ultima voragine di una contestazione che sperava di intaccare le corde di Lotito.

Non è successo nulla. Lotito, legittimamente, non vende la Lazio. Ma non è questo il punto. La sensazione è che tutto questo non scalfisca minimamente il sentire del presidente biancoceleste. Si va avanti dritti. Con la Lazio fuori dall’Europa e senza una progettazione che arrivi anche alla prossima settimana. Lotito vuole sopravvivere a se stesso, il resto è solo contorno che non gli interessa.

I tifosi della Lazio sono altro, almeno una volta lo erano. Domani si lascia l’Olimpico in mano al “nemico” di sempre. Ultimo atto di una protesta che non dà frutti e che domani potrebbe pagare il contrappasso più illogico di sempre. Un derby senza tifosi della Lazio, con Lotito in tribuna.

Comunque vada, i figli di Bigiarelli e Ancherani si sentono in ginocchio. La Lazio ha già perso il suo derby.

Della Lazio importa solo ai Laziali, speriamo di non dimenticarlo mai.

Foto: sslazio.it

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