La Lazio, come da cronoprogramma, entro il 9 luglio ha consegnato tutte le integrazioni richieste dai 4 enti della Conferenza Servizi Preliminare (CSP) che il 9 giugno, tramite PEC, avevano indicato al club capitolino le principali criticità sul progetto di riqualificazione del Flaminio.
Per quanto riguarda la Regione Lazio, Dipartimenti Lavori Pubblici e Mobilità, gli elementi da sistemare torneranno al centro dei dialoghi, diciamo così, dopo la conclusione della CSP. Non si tratterebbe di ostacoli insormontabili. Lo stesso dicasi per il Dipartimento della Tutela Ambientale del Campidoglio: anche in questo caso serviranno altri confronti, ma non saremmo di fronte ad un Everest.
Diverso il caso dei rilievi della Soprintendenza Speciale Capitolina (SSC). In questo caso, come già rivelato da laziofamily, le critiche mosse al progetto erano due. La prima riguardava il secondo anello, imprescindibile per i proponenti al fine di aumentare la capienza attuale. Secondo la SSC, il “secondo piano” del Flaminio targato Casamonti, andrebbe a coprire e di fatto cancellare le linee dell’opera di Nervi. Su questo fattore, lo studio Archea del professore fiorentino avrebbe lavorato per rendere più visibile il primo anello voluto dai Nervi.
Completamente diverso il discorso sulla intoccabilità della Pensilina. Quest’ultima, unica parte attuale a copertura del catino di viale Tiziano, secondo la SSC, dovrebbe restare dove è. Così facendo, secondo i proponenti, si andrebbe a intaccare la continuità del secondo anello, con una serie di conseguenze che avrebbero ricadute anche a livello economico.
Pensilina a rischio verifica sismica: le carte in campo
La pensilina del Flaminio è datata 1959, i materiali da cui è composta, già da anni, avrebbero esaurito il loro ciclo di vita. Secondo gli addetti ai lavori, questa “copertura”, in uno stadio da 40.000/50.000 posti, non reggerebbe alle sollecitazioni sviluppate da un impianto di questa portata. Una soluzione potrebbe essere quella della sua distruzione e del suo rifacimento, integrale, ma con altri materiali, facendone di fatto una copia di quanto prodotto da Nervi.
Secondo quanto appreso da laziofamily, anche l’ipotesi di rifare la pensilina, mantenendone la collocazione attuale, non avrebbe accolto il parere positivo dello studio Archea. Per tre motivi, principalmente. In primis, perché per mantenere la pensilina dove è ora, si perderebbero tra i 5000 e i 7000 posti, quelli che verrebbero eleminati dalla copertura disallineata del secondo anello.
Gli altri due fattori riguardano due tipi di inquinamento. Con un anello di copertura sfasato, avremmo un inquinamento acustico che colpirebbe la zona di via Flaminia in primis, quella in prima fila dietro la tribuna che attualmente ospita la pensilina. Mantenendo quest’ultima nella posizione attuale, la soglia del rumore percepito dai residenti sarebbe sensibilmente maggiore rispetto a quanto avverrebbe con una copertura integrale, come previsto dal progetto Casamonti.
In secondo luogo, la copertura totale e allineata consentirebbe all’inquinamento da fonte luminosa, di essere integralmente contenuto entro lo stadio. Ovvero, la luce utilizzata dall’impianto rimarrebbe confinata dentro il catino ai piedi dei Parioli. Abbassando la copertura, le fonti luminose avrebbero un impatto significativo, soprattutto per i residenti più prossimi al Flaminio.
La contesa del Flaminio, come detto più volte, è solo alle battute iniziali. La CSP è iniziata il 28 maggio, dal 9 giugno al 9 luglio, il conteggio dei 45 giorni complessivi per produrre il verbale di conclusione è stato interrotto. Di fatto, a partire da oggi, i 39 enti che compongono i tavolo tecnico, hanno 30 giorni per dare il proprio parere. In teoria, entro il 10 agosto dovremmo sapere se il progetto Lazio per il Flaminio sia suscettibile di pubblico interesse. In ogni caso, come ripetuto quasi alla noia, anche il riconoscimento del pubblico interesse sarebbe molto lontano da un sì definitivo al progetto Casamonti.
Foto: sslazio.it
