Da “abbassiamo i toni” ai “sassolini nelle scarpe” è un attimo: se la Lazio vede solo nemici non esiste via d’uscita

Mentre i tifosi annunciano la continuazione della protesta in occasione di Lazio-Atalanta, quella della presentazione di Maldini, Motta e Przyborek poteva essere il momento per cercare di riannodare i fili con l’ambiente biancoceleste, sopravvissuto ad un mercato estivo bloccato e ad una sessione invernale dalla quale “io mi tiro fuori”, firmato Sarri.

Il dg Angelo Fabiani, a margine della suddetta conferenza, ha preso la parola, ammettendo qualche errore e chiedendo a tutti di abbassare i toni. Erroneamente ha parlato di “class action” (azione di più soggetti che si sono ritenuti danneggiati o truffati, si fa di solito contro un’azienda, ndr), intendendo dire “facciamo un tavolo e confrontiamoci”. Le intenzioni, diciamo così, erano buone, poi purtroppo l’orgoglio e una scarsa propensione a porgere l’altra guancia ha avuto la meglio.

Fabiani si è tolto diversi sassolini, chiamando in causa, nominandole, due persone assenti come Massimo Piscedda ed Enzo Raiola. Quest’ultimo colpevole di scorrettezze nella trattativa con l’Al Sadd per Romagnoli, di cui è agente. L’ex laziale invece avrebbe definito i ds attuali tutti “maggiordomi”, facendo infuriare il dirigente di Formello.

In merito al primo, Fabiani ha annunciato che adirà le vie legali, in merito a Piscedda invece ha replicato seccato, sentendosi punto sul personale. La questione è una e semplice: i fatti personali si chiudono in privato. Ieri bisognava dare in primis risalto ai nuovi arrivati, in secondo luogo trovare parole o gesti per riavvicinare un popolo che lentamente si sta allontanando dalla sua amata.

Si è scelta l’opzione opposta. Attacco frontale a chi era assente. Soprattutto per Piscedda, che Fabiani conosce da almeno 30 anni, sarebbe bastata una telefonata e tutto si sarebbe chiarito davanti ad un bicchiere di vino. Ho fatto radio con Massimo per 10 anni, metafore, esagerazioni e provocazioni erano all’ordine del giorni, ma Piscedda non credo volesse offendere qualcuno con quell’espressione.

Detto che aspettiamo la denuncia di Raiola, vedremo su che basi documentali, Fabiani, stavolta senza nominarlo, ha coinvolto anche Igli Tare, suo predecessore a Formello. Rispondendo ad una domanda ficcante e documentata del collega Faccini del Messaggero, Fabiani ha replicato difendendosi dalle accuse di essere il responsabile del declino tecnico della squadra, considerando che molti dei giocatori acquistati erano già stati rivenduti, aggiungendo a ciò anche le tre dimissioni consecutive di altrettanti allenatori.

Fabiani ha difeso il suo lavoro, dicendo che la rosa era cresciuta da 0 a 300 milioni di lavoro e che se la Lazio ha problemi di costi del personale insostenibili, la responsabilità era di chi aveva operato prima. Semplicemente la strada per la propria “difesa” è stata sbagliata. Questo, sinceramente va detto, è l’unico segmento nel quale da parte di Fabiani è giustificabile una piccola sbandata.

Si poteva rispondere in modo più tranquillo, sciorinando i numeri di entrate e uscite dal suo avvento, spiegando semplicemente che visto il bagno di sangue dovuto alla mancanza cronica di ricavi, questa sessione serviva a dare ossigeno alle casse. La stampa presente a Formello è fatta di ragazzi volenterosi che amano questo lavoro perché amano la Lazio. Sarebbe bastato un confronto su toni diversi, magari con qualche battuta ispirandosi al “toscanaccio” Sarri, e tutto si sarebbe attenuato.

La Lazio invece sceglie sempre la strada dello scontro aspro. Tutto questo nel silenzio più assoluto del responsabile della Comunicazione, Emanuele Floridi, che ieri avrebbe dovuto dare una mano a Fabiani, sia prima preparandolo ad una conferenza potenzialmente piena di imprevisti, sia durante, magari consigliandolo e frenandolo nei momenti più caldi.

Ora servirebbe sì un tavolo tra la Lazio e tutta “la musica che gli gira intorno”. Un paio d”ore chiusi a Formello, senza microfoni né video, nelle quali ci si dice tutto in faccia, ammettendo i propri errori, scontrandosi anche a brutto muso, cercando una strada per non arrivare a giugno con l’unico obiettivo di alzare ulteriormente il muro di Formello, con o senza Academy, aggiungiamo sarcasticamente.

A Formello devono capire che i nemici non sono né i tifosi né i giornalisti. La prossima stagione, quasi certamente senza Europa, tecnicamente ed economicamente parlando, potrebbe essere più impervia di quella attuale. Iniziarla in guerra costante con i tifosi e con un presunto punto interrogativo sulla panchina, dovrebbero essere le prime preoccupazioni di Lotito, Fabiani, Floridi e Bianchi. Se non si capisce questo allora non esiste via d’uscita, la discesa diventa più ripida e a quel punto quando servirà l’apporto dei laziali la riposta potrebbe essere quella di un silenzio ancora più assordante rispetto a quello prodotto da uno stadio vuoto.

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