Caro biglietti, Lotito alza il muro: “Chi mi critica non sarebbe comunque venuto. E Sarri resterà alla Lazio”

Dice la propria verità al Messaggero Claudio Lotito, tornato nuovamente nel mirino per i prezzi di Lazio-Milan, partita di cartello che all’Olimpico rischia di vedere una maggioranza di tifosi ospiti, causa l’assenza annunciata degli Ultras Lazio – gruppo egemone in Nord – delle associazioni Sodalizio – presente in Tevere – e di Lazio è Libertà, neonata realtà della Curva Maestrelli. Il presidente della Lazio non accetta che mettere le curve a 40 euro e la Tevere a 60 rappresenti il reale ostacolo per tifare biancoceleste sugli spalti: «Ognuno faccia ciò che si sente, se ha la coscienza a posto. A me tutto questo baccano sembra solo un pretesto da parte di chi non sarebbe comunque venuto allo stadio o di chi sinora è venuto soltanto per fare cori contro il sottoscritto». Il fatto è però è che la Curva e la Tevere, se non a livello di sold-out, hanno sempre rappresentato il motore dei sostenitori dell’Aquila. “Questa scelta era prevista da inizio anno. Succede da sempre per 4 gare di cartello in tutta la stagione. Per il resto siamo la terzultima società d’Italia per i costi da botteghino», afferma Lotito, dimenticando però che rispetto agli anni passati la gente non ha potuto abbonarsi, subendo già n balzello per assistere alle partite cosiddette “normali”. «Ho fatto tante volte dei passi indietro, iniziative come i Cuccioloni, i tagliandi a 10 euro. Quando ho fatto le promozioni con Venezia, Sassuolo e Torino, con 20-25mila paganti non sono nemmeno riuscito a ripagare le spese dell’incontro…», spiega l’imprenditore quando gli si chiede se potesse essere fatta un’eccezione. Lotito spiega poi la scelta della mancata campagna per tesserarsi: «La Roma si ripaga tutto con la pubblicità (risposta grigia, vuol dire che i giallorossi sono più bravi a vendere il prodotto?, ndr). Noi non abbiamo fatto gli abbonamenti perché dall’inizio, con le restrizioni Covid, non si capiva quale sarebbe stata la capienza dello stadio. Anche a gennaio sono cambiate di continuo le direttive». Lotito parla di numeri, inutile insistere nel tendere la mano ai tifosi. «Pago 300mila euro a partita. C’è il canone dell’Olimpico, gli steward, i vigili del fuoco, il servizio d’ordine, lo speaker, l’allestimento, la Siae, la ristorazione e sicuramente qualcosa me la scordo. Non entra nulla nel bilancio – sottolinea ancora l’azionista di comando – Gli introiti da botteghino finiscono direttamente in un conto dedicato all’Agenzia delle Entrate, non sono della Lazio. Se metto i biglietti più bassi, mi chiama lo Stato per chiedermi spiegazioni al riguardo (ma lo Stato deve ricevere una somma x, se la la Lazio lo facesse con 20000 o 40000 presenze cosa cambierebbe?, ndr) E’ già successo e ho rimesso i soldi di tasca mia, ma mica mi metto a sbandierarlo». Quindi, precisa Lotito, «Io non voglio provocare nessuno, ma quei soldi vanno a pagare il debito. È risaputo». Pur senza dirlo, Lotito si sente circondato, isolato, quasi avesse come unica strada alzare una fortezza inaccessibile, con il divieto di entrata nessuno escluso, quindi a Lotito il rischio “muro contro muro” non interessa, quasi lo desse per scontato. «Non m’interessa. Tanto chi viene allo stadio ormai viene solo per insultare il sottoscritto. Anche se per fortuna c’è il tifoso sano, quello che è riconoscente per i trofei alzati e me lo dimostra ogni giorno, ma evidentemente fa meno notizia». Infine, il presidente ammette una forma di dispiacere , «Certo, dopo tutto quello che ho fatto…». Chiusura sul rinnovo di Sarri prospettato a Natale e ancora da formalizzare: «Tempo al tempo, Maurizio resterà alla Lazio, come ho già detto».

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