Calciomercato Lazio, zero cessioni al momento: Sarri batta un colpo, gli allenatori non vincono in campo

Come nelle peggiori abitudini, arrivati a metà giugno, con un ritiro che inizierà ad Auronzo fra tre settimane, la rosa a disposizione di Maurizio Sarri si è accorciata. La Lazio infatti ha salutato gli svincolati Thomas Strakosha, Ramos e Lucas Leiva, di questi tre titolari al momento solo uno avrebbe trovato il suo erede. L’unico arrivo quasi certo è quello del centrocampista brasiliano Marcos Antonio per 8 milioni dallo Shakthar Donetsk, dovrebbe essere lui il regista biancoceleste, approdo a Roma il 20 giugno, salvo ribaltoni. Per il resto una ridda di nomi. Purtroppo il ds Igli Tare continua a trovare grandi difficoltà nel cedere gli esuberi, ovvero i calciatori totalmente estranei al progetto tecnico. Non solo un danno alla qualità dell’organico, soprattutto un balzello al patrimonio di Formello. Dei potenziali rientranti, il classe 1995 Cristiano Lombardi, cresciuto a Formello, si è svincolato così come Jordan Lukaku, l’esterno belga mancino che si è salvato sul filo di lana in serie B con il Vicenza, ma che al momento è un calciatore libero. Tra coloro che cercano una maglia ci sono infatti: Riza Durmisi, contratto in scadenza 2023, pagato circa 6,5 milioni; Bobby Adekanye, arrivato gratis (2023); Jony, l’esterno mancino anch’egli sbarcato a parametro zero (2023); Gonzalo Escalante, a zero dall’Eibar due estati fa (2024); Denis Vavro, pagato 10,5 milioni al Copenaghen (2024); Vedat Muriqi, per cui la Lazio ha versato al Fenerbahce 19,5 milioni (2025); Mohamed Fares, pagato 8 milioni alla Spal due estati fa (2025). Numeri, e a volte profili, che spaventano e che per le casse rappresentano un peso significativo. Senza cedere la Lazio non potrà acquistare i cinque calciatori, minimo sindacale, che servirebbero a Sarri per mantenere la rosa ad un livello tale da consentire la corsa ad un posto europeo, lasciando perdere i sogni Champions che non riguardano queste altitudini. Proprio l’erede di Inzaghi ha più volte dichiarato che per prolungare il contratto serviva “la volontà comune di crescere”. Al momento solo molta confusione, di asticella elevata nessuna traccia. Sarri alzi la voce, con le lavagne non si vincono le partite, servono profili di qualità, pronti, perché i tifosi della Lazio, come insegna la storia, in caso di flop non farebbero sconti. Neanche a Sarri.

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