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CoVid19: 21696 nuovi positivi e 636 decessi. Tasso contagio: 16,18%

CoVid19: 21696 nuovi positivi e 636 decessi. Tasso contagio: 16,18%

In data 12 novembre l’incremento nazionale dei casi è +3,69% (ieri +3,31%) con 1.066.401 contagiati totali, 387.758 dimissioni/guarigioni (+15.645) e 43.589 deceduti (+636); 635.054 infezioni in corso (+21.696). Elaborati 234.672 tamponi (ieri 225.640); 37.978 positivi; rapporto positivi/tamponi 16,18% (ieri 14,60% ). Ricoverati con sintomi +429 (29.873); terapie intensive +89 (3.170).
Nuovi casi soprattutto in: Lombardia 9.291; Piemonte 4.787; Campania 4.065; Veneto 3.564; Lazio 2.686; Emilia Romagna 2.402; Toscana 1.932. In Lombardia curva +3,26% (ieri +2,95%) con 42.933 tamponi (ieri 52.712) e 9.291 positivi; rapporto positivi/tamponi 21,64% (ieri 15,51%); 293.957 contagiati totali; ricoverati +140 (7.047); terapie intensive +18 (782); 187 decessi (18.910).
Il calo di alcuni indicatori negli ultimi giorni ha ridato fiato a chi ritiene inutili nuove misure di mitigazione: rispondiamo con i dati. Abbiamo scoperto che le misure di contrasto funzionano? In effetti lo sapevamo già, dopo le esperienze nostre e di molti altri Paesi: quindi è un po’ come scoprire l’acqua calda. La vera questione non è “se” funzionano: ma “quanto”, “quando” e “con quali” ricadute reali.
Per capirlo analizziamo il caso Francia: il lockdown “leggero” dalla mezzanotte del 28 ottobre ha avuto effetti importanti sui principali indicatori (dati ufficiali del governo francese). Dopo 12 giorni l’indice Rt è sceso sotto quota 1.0: l’ultimo valore disponibile, calcolato alla data del 7 novembre, è 0.93 contro 1.37 del 28 ottobre. Il tasso di incidenza (nuovi casi per 100.000 abitanti nella settimana mobile) è passato da un picco di 499 del 2 novembre ai 428 dell’8 novembre (ultimo dato disponibile mentre scriviamo). In lento declino anche il rapporto positivi/tamponi: da 20,9% del 28 ottobre a 19,5% dell’8 novembre (ultimo dato disponibile).
Prosegue invece al rialzo, e qui veniamo alla vera questione perché ogni numero rappresenta una persona, il tasso di occupazione delle terapie intensive: dal 60% del 28 ottobre al 94,7% dell’11 novembre (con trend tutt’ora crescente). Per vedere questo indicatore ripiegare occorrono infatti almeno 2-3 settimane con Rt inferiore a 1.0: perché in questo intervallo di tempo la situazione dei ricoveri riflette il valore di Rt, per l’appunto, di 2-3 settimane prima.
In Italia, con una media giornaliera di 112 posti occupati in più nelle unità intensive, in tre settimane aggiungeremmo 2.352 posti intensivi agli oltre 3.000 già impegnati. Una condizione che comporterebbe il blocco di quasi tutte le attività non Covid-correlate. Il grande rischio che stiamo correndo, ballando sull’orlo del baratro, è la saturazione degli ospedali: gli indicatori in calo sono una buona notizia, ma il nodo centrale rimane questo.
Chiudiamo con i valori di Rt (metodo Kohlberg-Neyman) alla sera dell’11 novembre: Italia 1.36 ; Lombardia 1.28; Milano città 1.09.
lab24.ilsole24ore.com



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