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Tor di Valle - Parere legale chiesto dal gruppo 5S in Regione demolisce rischio risarcimento

Mentre ieri in Campidoglio la Lazio tutta festeggiava la vittoria della Coppa Italia alzata lo scorso 15 maggio, in serata a Palazzo Senatorio arrivavano carte che sembrerebbero affossare lo stadio di Pallotta e Parnasi. Come rivela Il Messaggero, nelle 27 pagine si parla di decisioni viziate, passaggi burocratici saltati che metterebbero a forte rischio il sì definitivo – leggi variante e convenzione urbanistica – all'impianto di Tor di Valle. Il parere, firmato dal pool di avvocati amministrativisti dello studio Ad Law, è stato commissionato dal gruppo M5S della Regione Lazio. La pronuncia è allegata a una mail firmata da tre big dei 5 Stelle alla Pisana, quelli che hanno chiesto la consulenza: il vicepresidente del Consiglio regionale Devid Porrello, la capogruppo Roberta Lombardi, il presidente della Commissione Urbanistica, Marco Cacciatore.«Non sussistono le condizioni di fattibilità per la realizzazione dello Stadio», si legge, un assist per tornare indietro ed evitare cause per risarcimento da parte dei proponenti (in realtà è rimasto solo Pallotta considerate le vicissitudini di Parnasi, ndr),  ovvero non solo «la negazione del progetto non esporrebbe i consiglieri comunali ad alcuna forma di responsabilità ma al contrario eventuali responsabilità per danni potrebbero configurarsi nell'ipotesi di incondizionato assenso ad una operazione economico-urbanistica che potrebbe rivelarsi insostenibile rispetto agli interessi, anche economici, di cui l'Amministrazione comunale è garante». Tra le incongruenze evidenziate  il fatto che le «infrastrutture a servizio dello stadio» finirebbero «sostanzialmente per essere finanziate dalla parte pubblica e dunque dalla collettività, con evidente squilibrio», scrivono gli avvocati. Nel documento si cita anche il parere <<fortemente negativo del Politecnico di Torino», chiesto dalla Raggi sulla viabilità.  L'affondo finale recita così: se il Comune desse mai il via libera allo stadio condizionandolo a queste prescrizioni «allo stato inattuabili», «difficilmente l'amministrazione potrebbe disattenderle senza esporsi a profili di responsabilità». Peraltro col risultato di «addossare al settore pubblico un maggiore costo non previsto».Tra le presunte falle procedurali individuate anche il fatto che nella sua seconda versione, quella firmata Raggi-Montuori nel 2017, i privati avrebbero dovuto ripartire dalla conferenza dei servizi «preliminare» in Comune, anziché passare subito a quella «decisoria» della Regione. Che difatti poi ha sfornato una sfilza «di modifiche sostanziali». A questo punto i consiglieri comunali del M5S, si legge nel parere, dovrebbero procedere con la bocciatura del progetto, questo perché non si rischia «nessun obbligo di indennizzo o risarcimento» verso i privati, nemmeno «un rimborso per gli oneri di progettazione» dato che i proponenti, «nell'esercizio della libertà imprenditoriale» dovrebbero «proporre un progetto capace di inserirsi nel tessuto urbano migliorandolo e non di aggravarne le criticità con pregiudizio dell'interesse generale». Sulla possibilità che i proponenti possano adire le vie legali, le carte affermano: i privati hanno in mano solo un verbale della conferenza dei servizi che però «non è vincolante per il Consiglio comunale» (viene citata una sentenza del Consiglio di Stato), che ha la piena «potestà» in ambito urbanistico. Anche «l'interesse pubblico» conferito dal Comune nel 2017 ha una natura «meramente preliminare, non significa attuare il progetto a tutti i costi». Insomma, per lo studio Ad Law lo stadio resta una chimera. Nel paese degli avvocati e delle leggi da interpretare, avere certezze in questo campo resta di fatto impossibile. 
 
 
 



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