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Il Decreto Crescita per il mercato: se convertito più conveniente comprare stranieri

Il Decreto Crescita per il mercato: se convertito più conveniente comprare stranieri

Il Decreto Crescita e il calciomercato, cosa li lega? Il provvedimento normativo, come spiega oggi la Gazzetta dello Sport, grazie ad una consistente agevolazione fiscale, dovrebbe favorire l'arrivo in Italia di giocatori dall'estero  e per quelli italiani rimpatriati dopo almeno due anni all’estero. Giusto usare ancora il condizionale perché il Decreto Crescita va convertito in legge entro il 29 giugno (pena la decadenza); inoltre poi andranno considerati gli eventuali emendamenti che potrebbero diminuire la convenienza ad investire su calciatori oltreconfine. Secondo la stesura iniziale, scrive la Rosea “il nuovo tesserato ha diritto a pagare le tasse sul 30% dell’imponibile. Invece la soglia scende addirittura al 10% se va a lavorare in Campania, Abruzzo, Calabria, Basilicata e Sicilia: tanto per rimanere alla A, dunque, di questo super-incentivo possono avvalersi sia il Napoli, appunto, sia il neo-promosso Lecce”. Detto che questo potrebbe comportare un'alterazione della libera concorrenza e per questo questo vantaggio “meridionale” potrebbe essere modificato durante l'iter, altri dubbi vengono sollevati dagli addetti ai lavori. A Milano lo studio Facchini-Rossi, per bocca del tributarista Stefano Massarotto ha sollevato alcune perplessità: “Consigliamo cautela a tutti. Ad esempio, come verrà considerato il periodo del 2019? I benefici, infatti, hanno effetto per l’anno solare 2020. C’è ottimismo su quest’aspetto perché la residenza fiscale resta nel Paese straniero dopo 180 giorni di residenza». Inoltre la norma sui rimpatriati prevede che lo Stato conceda il risparmio per chi resta nel nostro Paese per almeno due stagioni. Prosegue ancora la Gazzetta: “Se passa il concetto che i primi sei mesi di contratto non ricadono nella lente del nostro Fisco, allora, vorrà dire che saranno necessari tre anni di permanenza sportiva nel nostro Paese. Sulla delicata vicenda si sta adoperando anche lo studio Maisto: in particolare Mario Tenore, che ci tiene a precisare: «I calciatori preferiscono pattuire al netto i loro guadagni. Così il risparmio sul lordo (e il relativo rischio) riguarda solo la società. Occorre, allora, indicare tutte le strade perché le parti trovino un’utilità comune. E incide pure il peso di una possibile controversia davanti al Fisco». In questo ventaglio di ipotesi c’è anche la figura dei prestiti: saranno ammessi se non vanno oltre una stagione sportiva? Il count down tiene tanti con il fiato sospeso. Basta il minimo cambiamento in Parlamento per far cadere il castello delle speranze. C’è tempo sino al 29 giugno”.



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