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Malagò: "Troppa incoerenza sulla Supercoppa a Gedda. Mondiali in Qatar che ha leggi più restrittive..."

Malagò:

''Sul caso della Supercoppa a Gedda c'e' il trionfo dell'ipocrisia da parte di tante persone''. E' l'opinione del presidente del Coni Giovanni Malagò ai microfoni di Radio Anch'io lo sport ricordando che ''la migliore offerta è stata quella dell'Arabia Saudita e che il bando è stato giudicato a luglio del 2018. Il problema è sorto con la vicenda dei biglietti, la donna che prima non poteva andare allo stadio ora ci può andare in determinati settori. Poi ovviamente tutto quello che succede in Arabia non mi trova d'accordo''. ''La Lega di Serie A - aggiunge il presidente del Coni Malagò - è un ente privato, fa un bando e dice quale posto o città possono ospitare nei prossimi cinque anni la finale della Supercoppa. La migliore offerta è stata quella dell'Arabia Saudita, il bando è stato giudicato a luglio del 2018. Ricordo poi - prosegue Malagò - che stiamo facendo la danza della pioggia per riuscire a rivede la Nazionale ai prossimi Mondiali che si terranno in Qatar, un paese che ha leggi anche più restrittive dell'Arabia Saudita''.
 
Sulla gara del 16 gennaio tante le voci politiche che hanno voluto dire la loro.. "La Federcalcio blocchi subito questo schifo dei biglietti, non si può giocare in un Paese che discrimina le donne", attacca Giorgia Meloni. Laura Boldrini tuona: "Non scherziamo, se ne occupi la vigilanza Rai vietando la diretta tv". L'Usigrai aveva già protestato, al momento da Viale Mazzini non c'e' una presa di posizione ufficiale. Poi l'affondo di Salvini, che prima definisce la scelta "una schifezza", poi lancia il suo affondo: "sensibilizzero' la Lega a riconsiderare questa decisione. Un Paese che non consente alle donne di andare allo stadio da sole non e' civile: e' retrogrado, illiberale e non merita il marchio storico di Juve, Milan e dell'Italia". Ma e' proprio sul concetto di marchio - al di là del pesante attacco diplomatico del vicepremier Salvini - che ruota la 'difesa' della Lega di A. "Quando abbiamo scelto la sede, non era scoppiato il caso Khasshogi, se ci fosse stato non rifarei la stessa scelta", ammette il presidente Gaetano Miccichè. Il quale pero' ha soprattutto spiegato le considerazioni fatte a giugno al momento della firma di un accordo da 21 milioni per tre edizioni (quella del 16 gennaio e' solo la prima). "Dopo il caso Khasshogi, doverosamente ci siamo interrogati" e consultati con l'ambasciatore italiano a Riad: "Il calcio non fa politica, fa parte del sistema culturale ed economico italiano e non può avere logiche, soprattutto nelle relazioni internazionali, diverse da quelle dell'Italia. L'Arabia Saudita è il maggior partner commerciale italiano nell'area mediorientale, con decine di importanti aziende italiane che esportano e operano in loco: non possiamo fare scelte che non rispecchiano il sistema Paese". Ma c'e' la questione delle donne. E' vero che un settore sarà esclusivo per gli uomini, ma le donne saudite "potranno assistere per la prima volta a una partita internazionale, e potranno farlo anche da sole". Lettura confermata dall'ambasciata saudita in Italia. "Si', potranno andare da sole". Meloni chiede a quel punto che la Farnesina chiarisca cosa possano fare e non fare le donne, locali e occidentali, mentre emerge che le tifose in arrivo dall'Italia non avranno l'obbligo di portare il velo. "La differenza tra me e la Boldrini e' che io da ministro dell'interno devo fare di tutto per non far entrare estremisti islamici convinti che le donne debbano portare il burga e restare in casa. Non guardero' la partita", rincara Salvini, che con l'"illiberale, retrogrado e non civile" attribuito all'Arabia Saudita chiarisce di non aver alcuna intenzione di premere sul freno. 



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