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Corte d'Appello derubrica l'illecito in slealtà: ammenda al Parma, Calaiò stop a tutto il 2018

Corte d'Appello derubrica l'illecito in slealtà: ammenda al Parma, Calaiò stop a tutto il 2018

“La C.F.A.,, previa riunione dei procedimenti nn. 1, 2 e 3: accoglie parzialmente i ricorsi del calciatore Calaiò e della società Parma Calcio e, riqualificati i fatti ai sensi dell’art. 1 bis C.G.S. ridetermina le sanzioni nei seguenti termini: - squalifica sino al 31.12.2018 e ammenda di € 30.000,00 al calciatore Calaiò Emanuele; - ammenda di € 20.000,00 alla società Parma Calcio 1913 S.r.l. di Parma”. Questo il cuore del dispositivo prodotto stasera dalla Corte d'Appello Federale – Sezione Unite, che di fatto accoglie le tesi del Parma Calcio e di Emanuele Calaiò, in sostanza il collegio presieduto dal professor Sergio Santoro ha derubricato le violazioni imputate ai defeiti, degradandole da tentato illecito – Parma deferito per responsabilità oggettiva – a  slealtà sportiva, abbassando la squalifica di Calaiò dai due anni inflitti in I grado ai circa sei mesi che lo terranno fuori a tutto il 2018; per la società niente penalizzazione di 5 punti da scontare l'anno prossimo ma solo un'ammenda. Per questa fattispecie, respinto il ricorso del Palermo mentre nel comunicato odierno (n. 15/CFA), in merito ai punti 4 e 5, rispettivamente ricorso del Cesena contro il -15 inflitto dal Tribunale Federale e contestuale ricorso dell'Entella che, diversamente da quanto sancito dal suddetto TFN, chiedeva che la penalizzazione venisse scontata sulla classifica della stagione passata, consentendo ai liguri di essere ripscati in serie cadetta come ultima delle retrocesse in Serie C, la CFA ha scelto di non decidere rimettendo gli atti  al  TFN, in sostanza si torna in primo grado, nel dispositivo leggiamo che poichè “il presente giudizio integra un’ipotesi di litisconsorzio necessario, in accoglimento del motivo di appello formulato dalla società A.C. Cesena S.p.A., di Cesena rimette gli atti al Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare per la trattazione della presente controversia unitamente a quella concernente gli altri soggetti riguardati dal deferimento n. 670 del 25.6.2018”. Da manuale,il litisconsorzio necessario è disciplinato all'art.102 c.p.c.: "Se la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo". [co.1] "Se questo è promosso da alcune o contro alcune soltanto di esse, il giudice ordina l'integrazione del contraddittorio in un termine perentorio da lui stabilito". Insomma un rompicapo giuridico che aumenta la sensazione che, nel caso di Chievo e Cesena, prima la Procura Federale e quindi il TFN, abbiano preso più di qualche abbaglio. 

Gianluca La Penna



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