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Addio a Luigi Necco, stile e sorriso per narrare il sogno del Napoli di Maradona

Addio a Luigi Necco, stile e sorriso per narrare il sogno del Napoli di Maradona

“Milano chiama, Napoli risponde”. Era solo una delle tante chiusure delle sue recite in 90' minuto, quando dal San Paolo, sempre circondato da alcuni tifosi del Napoli, ritornava la linea allo studio centrale di Paolo Valenti. Si è spento stanotte a Napoli Luigi Necco, 83 anni, volto storico della Rai, indimenticabile caratterista nei racconti degli azzurri fino alla fine degli anni Ottanta. Il giornalista, come riporta ilmattino.it, era ricoverato dallo scorso 17 febbraio all'ospedale Cardarelli per problemi respiratori. La camera ardente allestita presso lo stesso ospedale consentirà al pubblico di dare l'ultimo saluto ad uno dei volti più amati del giornalismo sportivo, non solo all'ombra del Vesuvio. «Con Necco muore un maestro del giornalismo napoletano. Indimenticabile, nei miei anni di gioventù, la sua inconfondibile voce a 90’ Minuto, sempre puntuale e pungente. Giornalista d'inchiesta e capace di approfondimenti originali, sempre da pungolo per tutti. Con lui ho avuto un rapporto autentico, di stima e di affetto reciproci, gli ho sempre voluto bene anche quando capitava che non ne condividevo le analisi sulla città», queste le parole di cordoglio del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. «Con Necco se ne va un pezzo storico del giornalismo di Napoli – aggiunge il primo cittadino - Un forte abbraccio personale alla famiglia ed al mondo dei giornalisti ai quali anche Necco, da pensatore libero, non risparmiava critiche. Ci resterà il ricordo della sua arguzia, della sua ironia e della sua straordinaria competenza sportiva e archeologica. L'amministrazione comunale, a mio nome, esprime profondo cordoglio per la scomparsa di un napoletano vero, autentico, legato alla nostra terra da un profondo amore». Ironia e impegno sociale, Necco per questo fu anche vittima di un agguato. Nell’ottobre del 1980, il nostro durante  90esimo minuto raccontò dell'anomala vista del presidente dell’Avellino, Antonio Sibilia, accompagnato dall'attaccante brasiliano Juary, a una delle tante udienze del processo in cui era imputato Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata. In una pausa del dibattimento,  Sibilla (papà di Cosimo, attuale presidente dei Dillettanti candidatosi alla presidenza FIGC dopo le dimissioni di Tavecchio, ndr) aveva salutato il boss con tre baci sulla guancia e gli aveva consegnato, tramite Juary, una medaglia d’oro con dedica («A Raffaele Cutolo dall’Avellino calcio»). Il solo aver raccontato l'evento, col suo stile tagliente, pochi giorni dopo, il 29 novembre 1981, gli procurò la vile aggressione terminata con la gambizzazione in un ristorante di Avellino per mano di tre uomini inviati da Vincenzo Casillo detto ‘O Nirone, luogotenente di Cutolo fuori dal carcere.
Necco era un pezzo unico, profondamente legato alla sua terra, amante della sua professione che rispettava in ogni suo respiro. I funerali si terranno domani alle 12 nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, in piazza degli Artisti a Napoli. 
 
Gianluca La Penna



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