Financial Fair Play

MILAN - Yonghong Li non copre il debito: le vie alternative per salvare l'Europa

Garanzie bancarie per 100 milioni. Potrebbe essere questo l’asso nella manica che il Milan vuole giocarsi di fronte all’Uefa, nel tentativo di convincere la camera giudicante di Nyon a non accogliere le richieste dell’accusa e dunque non escludere il club dalle Coppe. Ma andiamo con ordine. Il Milan e il suo proprietario Yonghong Li sono di fronte all’ennesimo snodo decisivo per le rispettive sorti. È infatti ormai il caso di distinguere le due partite, perché non sempre gli interessi coincidono. Per esempio: al Milan avrebbe fatto comodo arrivare a giugno con la pratica del rifinanziamento conclusa, soprattutto di fronte all’Uefa, ma le condizioni fin qui non sono state considerate vantaggiose dal proprietario che, attraverso la sua holding di controllo, deve rifinanziare 180 milioni (quasi 240 con gli interessi). Che club e proprietà si muovano su binari paralleli si può anche dedurre dal fatto che mr Li abbia soggiornato quattro giorni a Milano, quando l’ad Marco Fassone non era presente. Però — nonostante il Milan provi a tenerle separate —, è l’Uefa che non distingue le due posizioni, così come chiaramente spiegato al momento del no al settlement agreement, motivato soprattutto dalla scarsa fiducia verso la proprietà. Così, in vista dell’udienza a Nyon, che si dovrebbe tenere tra il 18 e il 20, uno può di nuovo venire in aiuto all’altro. La partita di Mr Li, intanto, che lotta per tenersi il Milan. Dopo aver versato i 10 milioni di aumento di capitale (anche questi hanno seguito la solita trafila via Hong Kong-Lussemburgo: non si è rivelato vero che i soldi sono partiti da Shanghai), ne deve versare altri 30 entro il 15 giugno. Altrimenti i soldi arriveranno dal fondo Elliott che poi va rimborsato entro 15 giorni. La visita, che si voleva tenere riservata, a Milano di Li è servita per provare ad accelerare sul rifinanziamento che riguarda la sua holding e nella ricerca di nuovi soci. In particolare sono in corso colloqui con una persona fisica, non un’azienda, non cinese, che potrebbe entrare con una quota di minoranza: le offerte fin qui sono state scartate, perché Li le ha valutate troppo basse. È chiaro che un nuovo socio solido sarebbe un argomento utile pure per l’audizione all’Uefa. Ma è difficile che si chiuda in tempo, così come che si definisca il rifinanziamento. E allora ecco la partita del Milan. L’Uefa è stata chiara: se subentrassero elementi nuovi la camera giudicante potrebbe valutarli e magari distaccarsi dalle richieste della camera investigativa (l’accusa), oppure rinviare la pratica davanti a quest’ultima, per giudicare un’altra richiesta di settlement agreement. Uno dei fatti nuovi potrebbe proprio essere la presentazione di garanzie bancarie per 100 milioni di euro, l’ammontare circa delle perdite previste. Era, queste, una delle richieste avanzate dall’Uefa al momento della valutazione del voluntary agreement, quando da Nyon avevano chiesto o fideiussioni bancarie (le garanzie personali di Li non erano bastate) o il deposito dell’intera somma. Il Milan a novembre non era riuscito a presentarle, ora ci riprova: sarebbe un bel segno di solidità. Nelle 25 pagine di memoria difensiva rientrano argomenti noti: il fatto che le perdite sotto esame risalgono alla vecchia proprietà (anni 2014-2017), che però l’Uefa considera poco perché il nuovo Milan deve dimostrare di aver imboccato una strada più virtuosa, mentre Nyon rinfaccia l’ultima campagna acquisti (il Milan risponde: si è valorizzata la rosa e sono i conti migliori dal 2012); poi c’è l’equità di trattamento rispetto ad altri casi e soprattutto la contestazione del principio di punire ora per i potenziali rischi futuri, se Elliott diventasse proprietario a ottobre e se dovesse rivendere. Argomento che potrebbe avere un peso anche al Tas di Losanna.
 
Il Corriere della Sera



Torna all'elenco
Titolo Lazio in Borsa
Almanacco Lazio Wiki
Cronache Tabellini Prossima Gara