A Roma solo la Lazio

Il legale Bordoni: “Lotito non querelò Di Canio. Aspettiamo pronuncia su risarcimento danni”

Il legale Bordoni: “Lotito non querelò Di Canio. Aspettiamo pronuncia su risarcimento danni”

L'avvocato Gabrilele Bordoni, seppur emiliano di nascita, da sempre è un tifoso della Lazio, di quelli avvelenati. Bordoni, già difensore in passato dell'ex arbitro Dondarini e dell'ex giocatore di Siena e Bologna, Portanova, per i fatti legati alla giustizia sportiva, ha rappresentato Paolo Di Canio nella querela presentata dal fantasista del Quarticciolo ai danni di Claudio Lotito, per le dichiarazioni effettuate durante una trasmissione Mediaset il 13 marzo marzo 2011. “Intanto ci terrei a precisare un fatto: Lotito durante la trasmissione minacciò di querelare il mio assistito, ma alle parole non fu mai dato seguito. Di Canio invece mi incaricò di sporgere denuncia per diffamazione, in quanto si ritenne leso per le parole tipo “sei un bugiardo, pensi a giocare a pallone” o simili. A quel punto io adii le vie legali”. Come andò il processo? “In primo grado, in data 14 maggio 2015,  il giudice del tribunale di Terni, Angelo Matteo Socci, assolse Lotito "perché il fatto non sussiste". Non ci fu nessun dibattimento, il giudice Socci applicò l'articolo 129, tecnicamente pronuncia pre-dibattimentale. Di fatto il giudice lesse la decisione senza alcun confronto”. In sostanza, Lotito ne sarebbe uscito pulito, ma sia la parte civile, ovvero l'avvocato Bordoni, sia la procura di Perugia, nella figura del sostituto procuratore, Giuliano Mignini, chiesero alla Corte di Appello, competente territorialmente, che il processo e la sentenza di assoluzione per Claudio Lotito venissero annullati. “Le istanze vennero accolte arrivammo così al dibattimento in secondo grado – spiega il legale dell'ex bandiera biancoceleste – Il processo si tenne solo con prove documentali, memorie scritte, oltre alla visione del video; non ci furono quindi testi di parte. La Corte, presieduta dal giudice Giancarlo Massei, decise che l'accusa andasse derubricata da diffamazione (articolo 595 del cpp, ndr) a ingiuria aggravata (articolo 594, ndr), perché Di Canio, essendo presente in trasmissione, seppur in collegamento e non fisicamente nello stesso studio, poteva rispondere alle affermazioni di Lotito, configurandosi quindi l'ingiuria aggravata e non la diffamazione”. Se fosse finita così allora Di Canio avrebbe vinto, ma una fattispecie tecnica non determinò né vinti né vincitori, almeno a livello penale. “A livello normativo però nel frattempo l'ingiuria non era più una fattispecie penalmente rilevante, quindi Lotito venne assolto perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato (l'articolo 594 cpp, reato abrogato da decreto legislativo del 15 gennaio del 2016, numero 7 ndr). La storia però non finisce qui. “La sentenza della Corte d'Appello di Perugia, datata 12 ottobre 2016, nei fatti, stabiliva che l'ingiuria c'era stata, quindi abbiamo presentato presso il Tribunale Civile di Terni - siamo di nuovo in primo grado - una richiesta di risarcimento danni. Le prime udienze si sono già tenute, di fatto l'ultima udienza era già stata fissata ma a causa del lockdown è stata rinviata ad ottobre. Aspettiamo con fiducia la pronuncia del giudice”. Ovviamente, la sentenza del tribunale di terni potrà essere appellata dalle parti interessate.
    
 



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