A Roma solo la Lazio

Tare: “Lazio rispettosa, Governo non può chiudere stagione. Scudetto? Servono gare perfette”

Tare: “Lazio rispettosa, Governo non può chiudere stagione. Scudetto? Servono gare perfette”

Igli Tare ieri sera, in un lungo intervento ai  microfoni di Sky Sport ha fatto il punto della situazione, ribadendo l'imprescindibilità della ripresa del campionato, “che il Governo non può sospendere”, aggiungendo come la Lazio sia stata la “prima a fermarsi”, rispettando inoltre “tutte le misure del Governo”, facendo riferimento alla scelta di tenere a Roma tutta la rosa, esclusi in realtà i casi di Lukaku e Proto – entrambi in Belgio per motivi di salute – oltre Senad Lulic, fermo in Svizzera dopo l'intervento alla caviglia, in attesa di rientrare in Italia una volta certificata la possibilità di allenarsi. Queste le parole del direttore sportivo della Lazio: «Mercoledì ripartiremo, anche domani se riusciamo a fare i test sierologici, dopodiché da mercoledì riprenderemo. Il cambio di data ci ha spiazzati. Stop definitivo? Non siamo preoccupati, abbiamo guadagnato tutto sul campo, mancano 12 gare e siamo a -1 dalla Juventus, con 36 punti a disposizione. Non è nelle competenze del governo bloccare il campionato, la FIFA e UEFA ha dato direttive di finire la stagione entro l’anno solare. Possiamo anche sfruttare la tipologia Qatar 2022, finendo entro dicembre il campionato. La Lazio è la prima società in assoluto a fermarsi per la pandemia, e siamo i primi a rispettare le ordinanze, nessuno è andato via da Roma, siamo rimasti tutti bloccati. Altre squadre hanno i giocatori ancora all’estero, ma non è di mia competenza. Analizzando i dati, questo stop del calcio porterebbe danni incredibili al sistema. Scudetto? Serve il campionato perfetto, fino allo stop lo siamo stati, ora dovremo riprendere da dove abbiamo iniziato. Rinforzare la squadra? Il problema è un altro, il percorso della Lazio è molto difficile: siamo cresciuti tanto negli ultimi 11 anni, andando sempre ad un passo dalla Champions League, il lavoro c’è sempre stato, le possibilità sono quelle che sono, abbiamo fatto un progetto preciso. Negli anni i giocatori non accolti bene sono diventati molto importanti, non a caso negli ultimi anni abbiamo vinto molti trofei, più di tutti gli altri club in Italia escludendo la Juventus. Scouting? Viene fatto tramite ex compagni ed amici in giro per il mondo che conoscono le mie idee, non ci sono osservatori diretti della società. Ripresa? I giocatori sono pronti, non ce la fanno più, chiamano sempre me e Inzaghi per chiederci quando riprendere. L’ordinanza di ieri ci ha fatto gioire, è stato un passo importante. Il mio lavoro? Quando ho iniziato questo mestiere, ho cercato di seguire la mentalità vincente dei top club. Quel che mi fa piacere è che anche ex giocatori parlino della Lazio come una famiglia. Cambio di rotta? Attraverso le sconfitte, come quella contro l’Inter due anni fa, che ci è servita per ripartire con lo spirito giusto e costruire una squadra determinata. Fare una stagione come quella di quest’anno è incredibile. In tante occasioni le seconde linee sono state determinanti. Caicedo ad esempio era stato criticato per essere stato pagato solo 2 milioni, ora invece è un giocatore determinante. Mi piace lavorare dietro le quinte, più riservato, così posso fare trattative con i miei tempi e non essere pressato. Luis Alberto? Fin dal suo arrivo mi disse che il calcio italiano non faceva per lui, gli dissi di avere pazienza. I primi 7 mesi ha fatto molta fatica, in allenamento era devastante, gli mandavo i video del suo allenamento. Inzaghi è stato determinante per farlo sbocciare, la sua crescita ha dato la possibilità a molti di esplodere. Juventus? Per anni partivamo sempre in svantaggio, poi la ruota è girata, dalla vittoria in Supercoppa con Murgia i giocatori hanno capito che potevamo vincere. Quella di quest’anno mi è piaciuta perché hanno avuto un atteggiamento eccezionale, la crescita mentale della squadra la ha portata ad essere al pari della Juventus. Cambio mentalità? Si è sempre parlato di sorpresa Lazio, che non riusciva mai a fare il passo decisivo. Dopo la vittoria della Coppa Italia dello scorso anno abbiamo parlato con Peruzzi e i giocatori, e abbiamo capito che dovevamo e potevamo fare di più. Se parti con l’obiettivo della Champions League, ogni errore costa caro, per cui abbiamo cercato di proteggere la squadra, poi siamo usciti fuori e abbiamo detto chiaramente i nostri obiettivi, e questo è stato fondamentale per la squadra. Milinkovic? La cosa fondamentale è la volontà del giocatore. Il fatto che sia a Roma da 5 anni è perché c’è un legame importante con la squadra, ma con la volontà nostra e del giocatore abbiamo resistito agli interessamenti degli altri club. Preoccupazioni per la ripresa? Forse lo stato mentale della squadra, ma siamo comunque la squadra più determinata a vincere lo scudetto, sarebbe un peccato non poterlo realizzare. Costruzione della squadra? L’importante è avere un’idea chiara di come vada costruita, io cerco sempre di prendere giocatori adatti a vari ruoli, per permettere all’allenatore di cambiare modulo in corso, si dice sempre che Inzaghi usa il 3-5-2, ma non è vero. Stile di gioco? Non ho un’idea precisa, a me piace un calcio aggressivo, con le difese alte, molto offensivo: cerco spesso di confrontarmi con Inzaghi, siamo cresciuti insieme in questo. Acerbi? È arrivato in un momento cruciale, dopo l’addio di De Vrij, è stata una sorpresa incredibile. Lui è il primo ad arrivare al campo e l’ultimo ad andarsene, non c’è una partita che voglia saltare, è un giocatore incredibile. Immobile? L’unico dubbio prima di prenderlo era lo stipendio fuori budget, è stato molto difficile prenderlo, quando il Sevilla ha aperto a una trattativa ed anche il giocatore ha accettato di ridursi l’ingaggio, allora abbiamo deciso di acquistarlo. Arrivando in Italia ho dovuto cambiare completamente modo di giocare rispetto alle mie caratteristiche. In Germania ero più prima punta, arrivato a Brescia ho dovuto iniziare a fare un lavoro fisico per favorire Roberto Baggio. Da piccolo ammiravo il Milan di Sacchi, ricordo che una volta, contro di loro, ero talmente emozionato ed ho sbagliato uno stop incredibile, con Mazzone che disse: ‘Ma da dove è arrivato?’».



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