A Roma solo la Lazio

Silenzio parla Klose: “Pioli giusto per il Milan: fantastico. Lazio? Difficile che arrivi quarta...”

Silenzio parla Klose: “Pioli giusto per il Milan: fantastico. Lazio? Difficile che arrivi quarta...”

Miro Klose e il suo rapporto con la Lazio. Nell'intervista esclusiva concessa alla Gazzetta dello Sport, mister Gol Mondiale si apre sul mondo biancoeleste, lasciando la porta chiusa solo in merito al suo addio. L'ex attaccante tedesco usa parole di miele per Pioli, plaude l'inatteso exploit di Strakosha e su Inzaghi afferma:  nelle sue prime 7 partite era evidentemente inesperto. Non sapevo che modulo utilizzare, era un po' timido nel rapportarsi con i calciatori. Ora è molto più sicuro di sé. Sta facendo bene, sono contento per lui e per la Lazio”. Di seguito il colloquio integrale con Elmar Bergonzini: 
 
Serenità e consapevolezza. Caratteristiche che lo hanno sempre contraddistinto in carriera e che lo hanno accompagnato dai dilettanti fino alla vetta del mondo. Quando Miroslav Klose arrivò in Germania dalla sua Polonia era un bambino di neanche 10 anni. Al primo giorno di scuola prese un votaccio perché non comprese nemmeno una parola del dettato della maestra. Tornò a casa piangendo, frustrato, ma, superata quella difficoltà, capì che ogni problema era risolvibile. Bisogna solo dare tempo al tempo. Oggi Miro allena gli Allievi del Bayern Monaco. In estate in società avevano pensato di promuoverlo in Primavera, ma lui ha rifiutato: "Un passo dopo l'altro - spiega Miro -, bisogna avere pazienza, la frenesia è nemica del risultato. Bisogna sempre essere umili". Qualità che ha imparato da Pioli, che lo ha allenato alla Lazio fra il 2014 e il 2016: "Sono contento che il Milan gli abbia dato fiducia, la merita. È un uomo fantastico".
È il tecnico giusto per il Milan?
"Di più. È l'uomo giusto, specie in un momento di difficoltà. Ha qualità umane rare, è una persona molto onesta. Affronta i problemi in modo molto concreto, è schietto, ma molto disponibile. Ci siamo scambiati una promessa reciproca che ancora dobbiamo mantenere"
Sarebbe?
"Una cena. Con gli incarichi che ha avuto prima all'Inter e poi alla Fiorentina e col fatto che ora lavoro a Monaco non abbiamo mai avuto tempo, ma ci tengo. Sono sicuro che al Milan farà bene".
Di Inzaghi, che ha sostituito Pioli sulla panchina della Lazio, cosa pensa?
"Sta facendo un lavoro eccezionale. Mi sento molto spesso con Lulic e mi ha confermato le sensazioni che ho avuto vedendolo da lontano: nelle sue prime 7 partite, quelle finali della stagione 2015-16, era ancora evidentemente inesperto. Non sapeva che modulo utilizzare, era un po' timido nel rapportarsi con i calciatori. Ora è molto più sicuro di sé. Sta facendo bene, sono contento per lui e per la Lazio. La vera sorpresa però è un'altra...".
Sarebbe?
"Strakosha. Quando c'ero io era il terzo portiere. Sinceramente avrei puntato tutti i miei risparmi sul fatto che non sarebbe riuscito a diventare il titolare. Non trasmetteva sicurezza. Ma la sua crescita dimostra semplicemente che bisogna dare spazio ai giovani e dar loro il tempo di crescere".
Sta andando bene anche Immobile, che l'ha sostituita alla Lazio...
“Ho sempre pensato fosse forte, già quando era al Torino. Lavora molto per la squadra, corre molto, lotta, e si crea molte palle gol così. Proprio come facevo io”.
Perché la Lazio, fin da quando c'era lei, sfiora la Champions League ma non riesce mai a qualificarsi?
“C'è evidentemente una componente di sfortuna. Spesso la squadra perde punti in partite che teoricamente non dovrebbero essere insidiose. C'è un problema di testa, perché bisogna capire che anche gare con avversari meno blasonati e in stadi meno stimolanti i punti a disposizione sono sempre 3. A volte c'è anche un problema di rosa, che non sempre è lunga. Anche quest'anno, vista la qualità del campionato italiano, sarà difficile per la Lazio arrivare quarta”.
Le piacerebbe allenare la Lazio?
“Sì, il mio obiettivo è arrivare in Bundesliga, in Serie A o comunque in un campionato top. Vediamo se ci sarà l'occasione. Ma con calma: sono convinto che si debba allenare nelle giovanili per comprendere davvero questo mestiere. Anche da giocatore si parte dalle giovanili per poi arrivare in alto”.
Che tipo di allenatore è?
“Pretendo molto dai miei ragazzi. Se capisco che c'è qualità voglio diano sempre il massimo. Non tutti crescono subito, anche quella però è una qualità. Per me lavorare con i ragazzi è una sfida e io adoro le sfide. Voglio che la mia squadra giochi un calcio offensivo, pressando gli avversari, un po' come facevo io a Brema con Schaaf come allenatore. Da ogni tecnico che ho avuto cerco di prendere il meglio, ma resto fedele alle mie idee. Il mio modulo preferito al momento è il 3-1-4-2, ma dipende sempre dai giocatori”.
Da ex attaccante ha fiuto per le punte di talento?
“Anche per i difensori, avendone affrontati tanti”.
Si aspettava che Ribery facesse così bene in Italia?
“Sì. Io, lui e Toni arrivammo insieme al Bayern, lo conosco bene. È un giocatore eccezionale. Sapevo, conoscendo l'Italia, che partendo bene, avrebbe conquistato il cuore dei tifosi e così è stato. E questo è proprio quel che lo stimola. Con Boateng ha anche un supporto importante. A Firenze si divertiranno con lui”.
La Serie A sta crescendo?
“Sì. Prima la Juventus non aveva rivali. Ora Inter e Napoli sono insidiose. Dei nerazzurri mi ha sorpreso Sensi: si è inserito in fretta benché non avesse ancora giocato a questi livelli”.
In Champions League l'Inter se la dovrà vedere con il Dortmund...
“Si vede la mano di Conte, per questo l'Inter è così forte. Ha qualità in attacco con Lukaku e Lautaro ed è solida dietro con Godin e De Vrij. Sono contento che Stefan si sia ripreso dai problemi al ginocchio che ha avuto alla Lazio. Col Dortmund però sarà difficile: i gialloneri hanno molta qualità. In contropiede sono terribili. Sarà una gara equilibrata, da pareggio”.
Cosa manca alla Germania per tornare ai livelli del 2014?
“La nazionale sta affrontando un cambio generazionale. I nuovi si stanno inserendo, c'è bisogno di tempo. Serve anche un nuovo leader che si aggiunga a Neuer, Kroos e Kimmich. Süle prima o poi dovrà assumersi questa responsabilità. Ho visto le ultime partite, compresa quella contro l'Argentina: la qualità c'è, ma si vede che la squadra è giovane. Non ci si deve intimorire per un gol subito”.
La nazionale italiana sta crescendo?
“Ha intrapreso la strada giusta. Anche voi però avete bisogno di tempo. So che si vorrebbe avere tutto e subito, ma non bisogna farsi prendere dalla frenesia”. 



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