A Roma solo la Lazio

Inzaghi "pretenda" un'altra punta: con gli attaccanti contati in Champions non si va

Inzaghi

La Lazio in questa preparazione estiva ha mostrato una piacevole facilità nel tro-vare la porta avversaria, ben 59 reti in 9 gare, media 6,55 per sfida. I dati vanno letti approfonditamente però, in realtà nessuna delle squadre affrontate da Lu-lic&Co rappresenta una rivale di rango, ma il punto è un altro. E’ notizia di oggi la prima diagnosi per il ko Caicedo, l’ecuadoregno si era fermato dopo aver gio-cato i 20 minuti iniziali della ripresa contro il Celta Vigo il 10 agosto scorso. Il Panterone verosimilmente salterà le prime due gare di campionato, leggi la tra-sferta a Marassi con la Sampdoria e il derby contro la Roma. Si dirà, sono solo due gare, ma in una corsa Champions che si annuncia la più agguerrita degli ul-timi anni, iniziare senza frecce nella faretra sarebbe letale. Per Inzaghi già era una mezza scommessa partire con tre sole punte di ruolo, ritrovarsi con i soli Correa e Immobile appare un vero e proprio azzardo. Inutile sfidare il fato, il tecnico piacentino, anche alla luce delle risultanze tecniche del ritiro – Adekanye è acerbo e non è una punta, Jony sarà il vice-Lulic – deve avere la tenacia, la credibilità e la spudoratezza, di chiedere a Tare e Lotito un altro sforzo per arricchire la sua rosa. Se l’Inter prende Lukaku; se l’Atalanta aggiunge Muriel a Gomez, Zapata, Ililic e Barrow; se la Roma dipende ancora dall’umore di Dzeko; infine, se il Na-poli alle sue bocche da fuoco somma anche l’estro del cecchino messicano Loza-no, a maggior ragione la Lazio non può e non deve restare Immobile. Al momento il mercato ha segno positivo, non serve avere un bilancio rispettoso delle regole – e lo sarebbe anche acquistando un altro calciatore – se poi i ricavi non crescono a causa della mancata qualificazione Champions. Wesley è sfumato per i 25 milioni versati dal mediocre Aston Villa, trovare un’altra punta per completare l’organica, anche a cifre più contenute non rappresenta per tare un’impresa. L’esperienza, oltre alle reiterate dichiarazioni estive degli stessi biancocelesti sull’importanza di alzare la competitività con nuovi acquisti, dovrebbero essere lo stimolo migliore per tornare sul mercato. Diversamente per arrivare al quarto posto servirebbe un’impresa, con le punte contate i miracoli non si fanno.       

Gianluca La Penna

Foto: sslazio.it



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