A Roma solo la Lazio

Umiltà, ambizione e rispetto dei ruoli: senza la Lazio non sarà mai da Champions

Umiltà, ambizione e rispetto dei ruoli: senza la Lazio non sarà mai da Champions

Potrebbe bastare la vittoria della Coppa Italia a rendere "credibile" la stagione della Lazio? No, assolutamente no. I biancocelesti hanno colpevolmente buttato una serie di chance per cambiare non solo la storia di quest'annata, ma quella di un ciclo che senza i soldi della Champions a Roma, sponda biancoceleste, non vedremo mai. I ragazzi di Inzaghi dopo l'exploit di San Siro con l'Inter in Coppa Italia, sopratutto dopo lo splendido 3-0 nel derby, in realtà hanno mostrato di non credere al grande bersaglio, offrendo prestazioni ben al di sotto delle loro possibilità. Se è vero che la rosa di Inzaghi dalla trequarti in su è decisamente inferiore anche riispetto a quelle di realtà come Atalanta o Sampdoria, per battere Spal, Sassuolo e il Chievo odierno non servono né CR7 né Messi, bensì servirebbe un atteggiamento ambizioso basato sulla conoscenza dei propri limiti e della propria forza, in campo invece troppo spesso si è vista una squadra che si accontentava di se stessa, beandosi di qualche colpo di tacco e troppo propensa alla protesta arbitrale. Le partite si vincono sul campo, giocando gare intense dal 1° all'ultimo minuto, senza pensare mai di avere il bottino in tasca perché più bravi. I due rossi di oggi dimostrano come Milinkovic e Luis Alberto siano ancora sbiadite fotocopie di top player da 80 milioni di euro: i giocatori da Champions decidono almeno una gara su tre, con loro siamo lontanissimi da questi dati. Se l'ambizione e l'umiltà non abbiondano in alcuni sedicenti talenti, in società trovare qualcuno che ammetta i propri errori appare davvero una chimera. Del mercato estivo si salvano solo Acerbi e Correa, Durmisi e Berisha di fatto non sono mai pervenuti mentre Badelj paga l'evidente scarsa considerazione di Inzaghi. Il tecnico piacentino arriva ultimo in questa classifica di "colpevoli", responsabile nel credere che con 14/15 calciatori si possa competere su tre fronti. Magari non è presunzione, ma comtinuare a preferire Marusc e Patric a Romulo e Bastos appare poco comprensibile, così come non si spiega il mancato arrivo invernale di un vice-Lulic considerata la "finta" vista al San Paolo quando Lukaku ha giocato oltre metà gara contro  gli azzurri prima di vedersi scritto il timbro "fragile" sul pacco spedito a Newcastle. Giusto difendere il gruppo ma quando si offrono prestazioni come quelle dell'ultimo mese, tolto il ko di San Siro, forse la carota andrebbe messa da parte. La Lazio e la sua storia meritano altro. Onestà intellettuale e umiltà da parte di tutte le proprie componenti, soprattutto rispetto dei ruoli perché va bene comprare scommesse, ma se vengono definite tali un motivo ci sarà. Senza la certezza di una linea comune d'intenti Lotito-Tare-Inzaghi, soprattutto il tecnico deve alzare la voce nel prossimo mercato, non si va da nessuna parte. Chi si accontenta è complice e in questi casi non c'è neanche il VAR a salvarti.

Gianluca La Penna   



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