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Conflitti a più non posso: perché Lotito non può presiedere la Lega di B

Conflitti a più non posso: perché Lotito non può presiedere la Lega di B

Premessa: non c’è alcun pregiudizio contro Claudio Lotito e non c’è niente di personale in quello che stiamo per affermare. A sei giorni di distanza dall’ennesima assemblea elettiva di una Lega Serie B ormai paralizzata e a rischio commissariamento, una cosa bisogna dirla forte e chiaro: il presidente/proprietario di una società di Serie A non può fare il presidente della Lega Serie B. È un nonsenso etico e politico, sebbene le astruse norme lo consentano. Nei Paesi che invidiamo e, a parole, sogniamo di imitare, a nessuno verrebbe in testa un’idea così bizzarra. In Italia ci si è spinti oltre: Lotito si è di fatto candidato ed ha pure raccolto una decina di consensi, stoppato solo dall’opposizione di quelle società che finora non hanno consentito di raggiungere il numero legale. Ora che l’altro candidato Salvatore Gualtieri ha compiuto un passo indietro, invitiamo Lotito a fare altrettanto in modo che si possa giungere a una terza via.

Ripetiamo, il problema non è Lotito in sé ma il doppio ruolo che ricoprirebbe, senza dimenticare che è pure co-proprietario della Salernitana (le cui quote dovrebbe cedere per incompatibilità). Saremmo di fronte a un gigantesco conflitto d’interessi, soprattutto considerando le implicazioni economiche tra le Leghe di A e B, in termini di mutualità e quant’altro. Non solo. La nomina del capo-azienda di una squadra del massimo campionato a presidente del secondo torneo rappresenterebbe un impoverimento per quest’ultimo, relegato a territorio di conquista, con vista sul consiglio federale. In questi anni, sotto la presidenza Abodi, la Lega di B ha tentato di indossare un abito manageriale e di dotarsi di un’autonomia gestionale. Se si ritiene la B strategica per il sistema e non mero ente da assistere, allora bisogna andare in un’altra direzione. L’intero sistema del calcio professionistico attende da tempo quelle riforme in grado di renderlo sostenibile e di agevolarne la crescita. Per farlo servono progetti, managerialità, cura del bene comune e rinuncia ai particolarismi. Da parte di tutti.


Marco Iaria, La Gazzetta dello Sport



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