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FOCUS - Svolta Stadio Tiberina: nuovi terreni per l'esondazione controllata del Tevere?

FOCUS - Svolta Stadio Tiberina: nuovi terreni per l'esondazione controllata del Tevere?
opo il ping-pong Virginia Raggi-S.S. Lazio sul nodo impianto di proprietà/Stadio Flaminio, a monte si rendono necessarie una serie di osservazioni. Partiamo dal Flaminio. Se il gioiello di Nervi è ridotto così è solo a causa dell'immobilismo/incompetenza di chi, in diverse fasi temporali, ha avuto in mano il destino dello stadio. Le chiavi del catino ai piedi dei Parioli sono state a disposizione in primis del Campidoglio – leggio le amministrazioni degli ultimi 15 anni – con prestiti senza buon esito a Coni e Figc, senza dimenticare il balletto della Federazione Italiana Rugby (FIR); che prima sembrava volesse investirci, quando ha visto che il pienone si faceva anche all'Olimpico ha salutato tutti. Sul Flaminio ci sono due ostacoli insuperabili: in primis attorno al Flamimio è già previsto un piano di sviluppo con albeghi ed edilizia residenziale, parliamo della riqualificazione di Via Guido Reni e dintorni, quindi chi volesse riqualificare l'impianto non saprebbe come ammortizzare il costo iniziale (12 milioni almeno più il costo di manutenzione ordinaria annuale da almeno 1 milione di euro, ndr), senza dimenticare che senza copertura lo stadio non potrebbe essere utilizzato per concerti o altri eventi in grado di determinare fatturato. In secondo luogo uno stadio da serie A deve avere determinate caratteristiche, in particolare un raggio di sicurezza attorno alla struttura, basti pensare al pre-filtraggio dell'Olimpico che arriva a Ponte Duca D'Aosta: se servisse un'area del genere anche al Flaminio allora addio a sogni di gloria, che facciamo buttiamo giù i palazzi di via Flaminia e via Fracassini? Passando allo Stadio sui Terreni di Claudio Lotito, intorno al km 6 della Via Tiberina, il nodo principale riguarda l'esondazione, di natura diversa rispetto al vincolo che insiste a Tor di Valle. Come ricorda Il Tempo, per intuire le reali intenzioni del patron biancoceleste bisognerà attendere il deposito di un progetto preliminare - la modifica delle norme obbliga a presentare un preliminare e non più uno studio di fattibilità come fu per la Roma – nuove carte che riguarderanno appunto il capitolo esondabilità considerata la vicinanza del Tevere all'area interessata. Ricordato che il progetto 2019 dovrà essere diverso da quello del 2005 – quest'ultimo conteneva edilizia residenziale, espressamente vietata dalla Legge Stadi del 2014, normativa che la Lazio vuole usare – proprio una parte dei terreni di Lotito attualmente viene utilizzata per far sfociare il Tevere quando il fiume a Ponte Milvio tocca quota 12,5 metri,: si chiude la la diga a Castel Giubileo e si aprono le chiuse proprio sulla Tiberina. Trattasi di esondazione controllata, prevista per legge, questo al fine di non vedere allagata la parte di Roma Nord prossima al primo tratto della Cassia; a Tor di Valle il problema esondazione è di natura minore e non di questo tipo, quindi più semplice da monitorare grazie ad idrovore o altro. Come riporta Piazza Colonna, la novità principale potrebbe riguardare “la possibilità di creare nuove aree di esondazione controllata a nord di quelle attuali. Qualora Lotito ottenesse il via libera sia dell’Autorità di Bacino del Tevere che dei Comuni interessati, si tratterebbe di una brillante soluzione al problema”, tradotto si farebbe esondare il Tevere in aree più a nord dei terreni di Lotito superando il problema. Ora, senza dimenticare tutti gli altri passi da compiere, senza la presentazione di un progetto da protocollare, l'iter amministrativo non partirebbe con o senza nuovi terreni da affogare col biondo Tevere. Tutto il resto, senza produrre carte che obblighino Raggi a prendere in considerazione lo Stadio delle Aquile 2019, come direbbe Pino Daniele “è fummo, è fummo e niente cchiù”. 
Gianluca La Penna
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