Archivio storico

Lazio, la festa con le maglie della storia

Le prime maglie erano in realtà camice di flanella a quarti bianchi e celesti. Le avevano cucite la mamma (Silvia) e la moglie (Amalia) del centravanti Sante Ancherani, probabilmente autore di una tripletta con cui la Lazio superò 3-0 la Virtus nel primo derby romano. Si giocò in Piazza d’Armi, un campo situato tra gli attuali viale Angelico e viale delle Milizie. Era il 1904 (anche se alcune fonti parlano del 1902), il 15 maggio, un giorno vicinissimo a due date trionfali della storia biancoceleste. Il 12 maggio 1974 la maglia di Chinaglia (e di Pulici, Petrelli, Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Frustalupi, D’Amico e pure Polentes che entrò nella ripresa) era celeste, tinta unita, con righine bianche sul colletto a V e sui polsini. Il 14 maggio 2000 la maglia di Veron (e di Ballotta, Pancaro, Negro, Fernando Couto, Favalli, Nedved, Simeone, Mancini, Simone Inzaghi, Salas, più i subentrati Sensini, Sergio Conceiçao e Almeyda) era bianca, quella del centenario, con strisce azzurre e righine gialle dal collo alle maniche. In quei giorni felici arrivarono due scudetti. Ai festeggiamenti del 21 maggio 2000 (si giocò anche un’amichevole finita 5-5 col Bologna di Signori, ex col groppo in gola) sopra i nomi dei giocatori, sulla schiena, c’era la scritta «Campione d’Italia» in oro. Qualcuno, tra gli oltre 80.000 dell’Olimpico, ci andò con un’altra maglia, quella del perugino Calori, che segnando alla Juve aveva permesso il sorpasso.
MAGLIA DAY PORTAFORTUNA Non arriveranno in 80.000 come quel giorno di 15 anni fa, ma saranno comunque in 50.000 i tifosi che oggi andranno allo stadio: molti di loro vestiti come i giocatori. Qualcuno avrà maglie vecchie (Behrami, Gottardi) ma ricordi ancora accesi di derby vinti dopo il 90’, qualcun altro magari indosserà una semplice Lacoste blu senza sapere che fu proprio quella la maglia della stagione 1963-64. I colori, allora, erano solo 4, fu scelto ovviamente il più vicino a quelli sociali, l’unica cosa che mancava era il coccodrillo. Sarà il secondo «Maglia Day» nella storia della Lazio: il primo nel 2003, anche quello in occasione di un incontro col Chievo, quando gli abbonati indossarono la maglia – firmata dai calciatori – che avevano ricevuto in regalo sottoscrivendo la tessera. Finì 1-0, con una
punizione (deviata) di Mihajlovic. In questi 12 anni, da ricordare anche la «maglia derby» prenotata con l’abbonamento del 2008-09: portò bene pure quella, contro la Roma l’11 aprile finì 4-2.
BRASILAZIO In 115 anni di storia, poi, le maglie sono state tante. I ricordi, anche. Quella a rigone verticali del 1999-2000 stava benissimo addosso agli argentini Almeyda, Sensini, Simeone e Veron, protagonisti del secondo scudetto, ma l’avevano indossata anche i 10 brasiliani che giocavano nel 1931-32 in quella che – appunto – venne chiamata Brasilazio. La maglia con l’aquila stilizzata ripescata quest’anno è del 1986-87, il campionato del -9, ma apparve per la prima volta nel 1982-83 (anni di B, di salvezze conquistate contro il Campobasso e promozioni contro la Cavese, adesso per fortuna è un’altra cosa…). Quella gialla per la Coppa Coppe del 1998-99 fece storcere il naso per l’accoppiamento col pomodoro rosso, al centro, dello sponsor Del Monte, ma con la vittoria nella finale di Birmingham (testa di Vieri, botta di Nedved, 2-1 al Maiorca) tutto finì in gloria. E poi Lorenzo che fece cambiare la maglia rossa del portiere Orsi, nell’intervallo di Samp-Lazio 2-0 del 1984, con una verde («Così ti mimetizzi»): e finì 2-2. Gradella, altro portiere, che dopo la Seconda Guerra Mondiale non prese l’ingaggio ma fu aiutato ad aprire un negozio di articoli sportivi che fornì le maglie alla Lazio fino agli anni 60. Chinaglia che «trattò» con la Umbro la maglia stile inglese del 1970-71. Piola, a proposito di centravanti, che indossò per la prima volta la maglia col 9 a Modena nel 1939 (i numeri vennero introdotti quell’anno, segnò Pisa con l’8 e finì 11). Quel 9 che era sulle spalle di Casiraghi nel 1995-96, primo campionato con i numeri fissi: bisontino entrò a metà ripresa col Piacenza, giornata inaugurale, e segnò subito su rigore. Storie di gol, storie di maglie, storie di Lazio.

Massimo Perrone

Gazzetta dello Sport

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